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THE LIBRARY OF THE
UNIVERSITY OF
NORTH CAROLINA
ENDOWED BY THE
DIALECTIC AND PHILANTHROPIC
SOCIETIES
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c<i* Jh^chc^H- ti ìf* n-S^ò +
OPINIONI
DE' CANTORI ANTICHI , E
MODERNI
O S I E N O
OSSERVAZIONI
Sopra
IL CANTO FIGURATO
Di Pierfrangesco Tosi
Accademico Filarmonico .
DEDICATE
A SUA ECCELLENZA
M Y L O R D
PETERBGROUGH
GENERALE DI SBARCO
Dell' Armi Reali delkj
Gran Brettagna.
UÀ
' I -
Mvlord
e
I Re de ni di morire ingrato fé pie tur»
dajji a pubblicare al Mondo una parte
delle tante , e tante grazie , che dalla
VOSTRA GRANDEZZA mi fono (la-
te generofamente compartite in Italìou ,
in Germania > in Fiandra , in InghìU
ter-
CM OÀAtl
terra , e maffimamente nel Yojlro ante-
niffimo Giardino di Taffonfgrm 5 ovc^
per mio fommo onore effendovi più > e
più volte compiacciuto di farmi ammi-
rare la vafìità di quey penjìeri chc^
partoriscono Vdticinj , la maraviglia*,
non mi lanciava contemplare ne la va-
ghezza del Jìto , ne la rarità dell3 Ar-
te , ( a ) né i prodigj della Natura^ .
Ma qual umile attediato potrò mai dar-
vi <> o SIGNORE^ delle mie infinite ob-
bligazioni fé 7 pale farle fafft mia glo-
ria , e fé la più viva riconoscenza di-
venta ambizione ? Meglio è dunque eh'
io le rimandi al cuore y ed ivi in utl*
rifpettofo Jìlenzio reflino eternamente
impreffe ; Ri fer bando la penna foto per
quelle fervorose fuppliche , che con tut-
ta la fommiffione ora Vi porgo , affinchè
la GRANDEZZA VOSTRA voglia
benignamente degnarjì di gradire V of*
ferta di quefte mie deboli OSSERVA-
ZIONI concepite da quel debito comu-
ne ad ogni Profeffore di confervare al-
la Mujtca le fue proprie bellezze , e
dui
(&)Vrè un albero aìtijfimo che produceTuh'pani bellijfimì*
dal mio in particolare per ejìer io Ba-
so il primo ( o fra i primi ) a f coprir e
il nobilifftmo genio della Vojlra Poten-
te , e Generoja Nazione <verfo del leu
medejima . Comunque Jìajiy certo è , che
non avrei ardito mai di dedicarle ad
un ERO E ornato di gloriojìffime azio-
ni y come jiete , fé 7 Canto non fojfk^
una delizia dell' anima , e Jì trovaffe^
un anima più grande della VOSTRA.
Onde col più profondo offe qui o ho giujlo
motivo di dirmi
DELLA VOSTRA GRANDEZZA
IJmilifs. Divotifs. , & Obbìigatifs, Serv©
Vierframefco Tojì*
Lei-
Lettore ,
L* Amore è una paflìone , che_»
offufea T intelletto . Se tu.fei
Cantante fei mio rivale,e fé fei Mo-
derno io fono Antico . Ma fé V af-
fetto immenfo, che abbiamo per
la bella, ed ottima Mufìca ci toglie
la ragione , almeno ne' noftri luci-
di intervalli fiamo egualmente ge-
nerofì : Tu in perdonarmi gli er-
rori , che ferivo j Io in compatirti
quelli , che fai . Se poi per tua glo-
ria fei letterato fappi , che per mia
vergogna fono ignorante > fé non
lo credi, leggi.
Arie fono le opinioni degli
antichi Storici fopra V ori-
gine della Mufica . Plinio
crede , che Anfione ne fia
T Inventore: I Greci fo-
ftengono , che fia flato Dio-
niso: Polibio gli Arcadi:
e Svida > e Boezio ne danno tutta la gloria a
Pitagora aflerendo , eh5 egli dai fuono di tre
Fabbrili Martelli di pefo differente ne ritro-
vale il Diatonico , a cui pofeia Timoteo Mi-
lefio aggiugneffe il Cromatico, e Olimpi-
co, o fi a Olimpo P Enarmonico • Nelle Sa-
cre Carte però fi legge , che Jubal della ftir-
pe di Caino fuit Pater Canentium Citharay
& Organo Strumenti probabilmente di più
corde armoniofe y dal che s' intende , che la
Mufica fia nata poco dopo del Mondo .
Per ficurezza di non errare ella afcoltò
molti precetti dalla Matematica , da cui do-
po diverfe Istruzioni di linee , di numeri, e di
proporzioni fu chiamata col dolce nome di
Figlia , affinché meritalfe quello di Scienza .
Edafupporfi, che nelcorfo di migliaja^
d'anni la Mufica fia ftata fempre la delizia-,
del genere umano , mentre dall' ecceffivo
piacere , che ne traevano i Lacedemoni bifo-
gnò , che quella Repubblica efilialfe il fud-
A detto
2
detto Milefio, acciò gli Spartani più non_»
abbandonaffero gli economici , i politici , e
i militari interenì .
Parmi però impoflìbile , eh' ella abbia fat-
ta mai tanta pompa della Tua bellezza quan-
to negli ultimi Secoli , quando con la più
nobile , e foave maeftà comparve alla gran
niente dei Paleftina, a cui lafciò di fé ua_*
divino originale perché ferviffe a pofteri
d' immortale efempio ; E vaglia '1 vero , la
Mufica colla dolcezza della Tua armonia e
giunta tant' oltre ( mercé V intendimento
fublime de' Maeftri infigni anche de', tempi
noftri) che febben fofs5 Arte liberale, dalle
Compagne non gli fi potrebbe contrattar con
giuftizia il Principato •
\ Forte argomento me ne porge quella im-
presone foaviiìima y che a diftinzione di tut-
te le altre la Mufica fa su gli animi noftri ,
per cui fiamo vicini a credere , che faccia
una parte di quella beatitudine , che in Pa-
radifo fi gode.
Premeiìi quefti vantaggi , il merito de'
Vocalifti dovrebb5 edere diftinto anch' elfo
per le difficoltà particolari , che V accompa-
gnano : Abbia un Cantante intelligenza^.
fondamentale capace di fuperar con fran-
chezza ogni più fcabrofa compofizione . Pof-
fegga di più un' ottima voce , e fé ne vaglia
con
con artificio , non per quefto meriterà nome
di (ingoiar Profeflbre , quand' ei manchi
d'una pronta variazione, difficoltà, cho
nelle altr' Arti non s'incontra.
Dirò finalmente, che i Poeti, i Pittori,
gli Scultori , gli Architetti , e gli ftefli Com-
pofitori di Mufica prima di efporre le loro
Opere in pubblico hanno tutto quel tempo %
che batta per emendarle , e ripulirle , ma pel
Cantor che falla non v' e più rimedio , V er-
rore è incorreggibile .
Quanta appTicazlbne poi debba efifer quel-
la di chi è in obbligo di non errare nelle pro-
duzioni improvvife dell' ingegno , e quale
ftudio convenga a chi deve foggettar una vo-
ce inmotoquafi Tempre diverfo ad un'Arte
così difficile e più da immaginari], che da_#
defcriverfi. Confeflb ingenuamente, che
ogniqualvolta il penderò mi guida a riflet-
tere , che l' infufficienza di molti Maeftri , e
gl'infiniti abufi, che quefti lafciano intro-
durre rendono inutili a loro Scolari , e l' ap-
plicazione, e lo ftudio, non polio baftante-
mente maravigliarmi , che fra' tanti Profef.
fori di prima sfera, che hanno fcritto , chi
per infegnare come trovar fi debba la vera
armonia mediante i precetti del Contrap-
punto , e chi con ammaeftramenti d' Inta vo-
gature , o di Pratica al Gravecembalo per
A 2 fa-
0
4
facilitar le laboriofe vie agli Organifli , non
vi fia flato mai ( per quanto io fappia) chi
abbia intraprefo difarconofcere fé non che
i primi Elementi a tutti noti 5 celando le re-
gole più neceflarie per cantar bene ; Ne gio-
va il dire , chei Compofitori intenti folo al-
lo fcriyere , e i Sonatori ad accompagnare
non devono ingerirfi in ciò , che a Vocalifti
** appartiene \ perché ne conofco alcuni capa-
' fòónaft&tpl' ciffimi di difingannar chi fé lo penfaflf^r •
r ( Jf'j/fy^ L' incomparabile Zarlino nella terza parte
delle fue Iftituzioni armoniche a cap. 46.
appena cominciò ad inveire contra di chi a
fuoi giorni cantava con qualche difetto ,
che fi fermò , e voglio credere , che fé foffe
paflato più oltre , que" documenti invec-
chiati da quali due Secoli non ferviffero al
gufto raffinato de' tempi noftri • Rimproveri
più giufti merita bensì la negligenza di molti
Cantanti celebri , che quanto più fono flati
e fono d'intendimento di gran lunga fupe-
riore agli altri , tanto men poffòno giuftifi-
care il loro filerizio (ne anche a titolo di
modeftia) ceflando quefta d' elfer virtù , al-
lorché pregiudica al pubblico intereffo .
Moffo io quindi non da vana ambizione y ma
dallo fvantaggio > che adiverfiProfefforine
ritolta, non fehza ripugnanza , ho determi-
nato d' e fiere il primo ad efporre fotto gli
oc-
bcchj del Mondo quefte mie poche Offerva-
zioni col folo fine di aggiugnere (fé mi rie-
fce ) qualche lume a chi infegna , a chi ftu-
dia , ea chi canta •
Cercherò in primo luogo di far compren-
dere qualfia l'obbligo del Maeftro per ben
iftruire un Principiante : Parlerò fecondaria-
mente di ciò > che allo Scolaro convenga : e
proccurerò da ultimo con maggiori rifleffi di
agevolar la ftrada ad un Gantor mediocre afc
finché giunga a migliorar condizione. Ardua,
e forfè temeraria è V imprefa, ma quando an-
che non corrifpondeflero all' intenzione gli
effetti , almeno inciterò gì' intelligenti a più
ampiamente , e correttamente trattarne •
Se taluno dicelfe , eh' io dovea efimermi
dal pubblicar cofe già comuni ad ogni Pro-
feffore, potrebbe ingannarfi , la ragione fi e,
che fra quefte OlTervazioni ve ne fon molte y
che per non averle mai da altri intefe le ten-
go per mie, e come tali e probabile , che^
non fieno ftate univerfalmente conofeiute •
Abbiano così la forte d'elfer approvate da
chi ha intelligenza , e gufto .
Sarebbe fuperfluo bensì s' io dicefli , che
gi'infegnahienti verbali non fervono a Can-
tanti (per lo più) che a non errare > poiché
ognuno fa che la ftampa è incapace di ridurli
in atto . Dall' e vento però di quefti , o m' in-
A 3 cor-
6
coraggirò ad innoltrarmi a nuove fcoperte
in vantaggio della Profeflione , o confufo
(ma non forprefo) (offrirò in pace, che i
Maeftri col loro nome in fronte pubblichino
la mia ignoranza , acciò pofla difingannar-
mi, e ringraziarli»
Per V intenzione poi , che ho di dimoftra-
re una quantità di moderni abufi , e difetti ,
che fi fono fparfi per la canora Repubblica ,
affinché ( fé mai lo foflero ) foffer anche cor-
retti, non vorrei, che quegli che per debolez-
za d5 ingegno, o per negligenza di ftudio non
han potuto, o voluto emendarfene s'imma-
ginaflero, che con maliziofo difegno gli avef-
f\ dipinti colle loro imperfezioni al naturale ,
perché altamente protetto • Che fé attacco
con poca dolcezza per troppo zelo gli erro-
ri, onoro però chi li commette; Infegnan-
domi un Morale Spagnuolo, (a) Che le Satire
tornano a Cafa , e il Criftianefimo dice qual-
che cofa di più a chi ha religione . Parlo ge-
neralmente , e fé talvolta mi riftringo al par-
ticolare fappiafi , che non mi fervo d' altro
originale , che dei mio in cui pur troppo vi è
Hata, e v5 e materia degna di critica fenza
cercarla altrove .
OS-
(a) Azia a ti accufas quando murmuras .
OSSERVAZIONI
Per chi infegna ad un
Soprano •
Anno tanta facilità cP infinuarfì
negli animi puerili i difetti Mufi-
cali , e s' incontra tale difficoltà
in trovar chi li corregga nafcen-
do > che farebbe d* uopo , che gli ottimi
Cantori fé ne pigliaifero P impegno , poiché
meglio degli altri conofcono i mezzi per riu-
• fcirvi , e con più intelligenza poflbno da i
primi Elementi condurre i' abilità dello Sco-
laro alla perfezione ; ma non trovandoci in
oggi fra loro (fé non erro) chi non ne od j
la memoria e forza di rifervarli per la finez-
za dell' artificio in cui veramente confitte
quel dolce incanto , che fé 'n va per la ftrada
più breve a dilettare il cuore .
U iftruzione dunque de' fondamenti fin-
ché lo Scolaro canti franco bifogna , che ad
un Profeffor mediocre appartenga , purché *
fia di coftumi illibati , diligente y pratico y M'Sc* w'w*
fenza difetti di nafo,e di gola,e che abbia agi- > jt^cs&r***^
lità di voce, qualche barlume di buon gufto5 nc 'cm*1*^
A 4 faci-
8
facile comunicativa , perfetta intonazione ,
e pazienza , che refifta alla più duira pena dei
più nojofo impiego .
Prima , che un Maeftro ornato di circo-
ftanze fi neceflarie cominci ad infegnare y
legga i quattro i verfetti di Virgilio Sic vor
non vobìs &c. poiché (Te non lo fono ) pa-
jon comporti efpreifamente per lui; Dopo
di averli ben confiderati confulti la propria.*
coftanza, imperocché (parlando vulgare)
rincrefcea chi ha fetedi portar il vino agii
altri , e non poter bere. Sei tempo e pro-
pizio per chi canta, giufto é, che lo fia an-
che perchiinfegna.
Soprattutto lenta con orecchio difinteref-
fato fé chi brama d'imparare abbia voce, e
difpofizioneper cantare, affinché non fia in
obbligo di rendere ftrettiffimo conto a Dio
del denaro malamente fpefo da' Genitori, e
di aver ingannato il Figlio nella perdita ir-
reparabile di quel tempo , che in qualche al-
tra Profeflione gli farebbe flato di profitto •
Io non parlo a cafo. I Maeftri antichi di-
ftinguevano il ricco, che voleva applicarli
alla Mufica per fuo nobile ornamento , dai
povero, che cercava dlftudiarla per bifo-
gno; Infegnavano al primo per intereife, e
al fecondo per carità, fé in vece di denaro
fcoprivano in lui talenti per farne un' Uo-
mo
'9
mo. Pochiflìmi moderni ricufano Scolari,
e purché quelli paghino , poco lor preme fé
la loro ingordigia rovini i Profeflbri ? e di-
ftrugga la Profefiione .
Signori Maeftri , 1* Italia non fente più le
voci ottime de' tempi andati , particolar-
mente nelle Femmine 5 e a confusione de*
colpevoli ne dirò il perché: L' ignoranza.-*
non fa fentire a' Genitori la voce peffima del-
le loro Figlie come la miferia lor fa crede-
re , che cantare , e arricchire fia lo fteiTo ,
e che per imparar la Mufica bafti un pò di
bel vifo : Potete voi iftruirle ?
Potete forfè infegnar a quelle a cui il Can-
to • .. • la modeftia non vuol ch'io più hi' in-
noltri .
Se V Iftruttore e umano > non configlierà
mai lo Scolaro a perdere una parte delia-*
umanità forfè con pregiudicio dell' Anima.
Dalla prima lezione fino all' ultima fi ri-
cordi il Maeftro d' efler debitore di tutto
quello , che non infegnò , e degli errori y
che non avrà corretti .
Sia moderatamente fevero facendofi teme-
re fenza fard odiare . So , che non e facile di
trovare il mezzo tra '1 rigore , e la dolcez-
za, ma fo ancora, che fono nocivi gli eftremi ,
poiché dalla ecceilìva rigidezza fovente nafce
l' oftinazionejC dalla foverchia indulgenza lo
fprezzo « Non
IO
Non parlerò della cognizione delle note 5
del loro valore , della battuta , dello fpar-
tire , de' tempi , delle paufe , degli acci-
denti , ne d' altri principi triviali ; perché
fono generalmente noti .
Oltre la Chiave di C fol fa ut infegni allo
Scolaro di legger tutte le altre fpoftate , ac-
ciò non gli fucceda quello , che fpeflb acca-
de a certi Vocalifti j i quali nelle compofi-
zioni a Cappella non fanno diftinguere fenz*
Organo il Mi dal Fa per non avere alcuna
cognizione della Chiave di G fol re ut,e fé ne
fentono poi fconcerti così indecenti al fervi-
ziodi Dio ne' Sacri Templi , quanto vergo-
gnosi a chi s' invecchia fenza faper dove le
note ftiano di Cafa * Io tradirei la mia fin-
cerità fé non diceffi , che chi non infegna re-
gole eflenziali come quelle pecca , ò d' onv
miffione , ò d'ignoranza,
Sufleguentemente gli faccia imparare di
legger quelle per Bmolle , maffimamente ne'
componimenti , che ne hanno quattro alla
Chiave , e che fu le loro fefte del Baffo per
lo più chiedono anche il quinto per acciden-
te, affinché lo Scolaro polla trovare in effi
il Mi) che none troppo facile a chi il poco
Studio fa credere, che tutte le note col
Bmolle fi chiamino Fa ; Che fé ciò folfe ve-
ro, farebbe infallibilmente fuperfluo, che
le
ir
le note foflTero Tei , quando cinque aveflero
Pifteflb nome. I Francefi ne hanno fette ,
e con quella figura di più rifparmiano a lo-
ro Scolari la fatica d' apprendere le muta-
zioni afcendendo , e discendendo ; ma noi
altri Italiani non abbiamo, che P Ut, Re,
Mi , Fa , Sol , La , note , che battano egual-
mente per tutte le Chiavi a chi le fa leg-
gere .
Proccuri il Maeftro, che nel folfeggiar la
Scaletta le note fieno dallo Scolaro perfetta-
mente intonate. Chi non ha delicatezza-*
d' orecchio non dovrebbe impegnarfi 5 né
d'infegnar, né di cantare, non eflendo a£
folutamente tollerabile il difetto d'una vo-
ce, checrefce, e cala come il fluffo , e il ri-
fluirò del Mare . Vi rifletta con tutta P atten-
zione F Iftruttore , perché ogni Cantante ,
che (tuona perde immediatamente tutte le più
belle prerogati ve, cheavelfe . Io polio dir
fenza mentire , che (a riferva di pochi Pro- < , ,
felibri) la moderna intonazione e affai cat- fa ^fy*
ti va .
NelF ifteflb fòlfeggio cerchi il modo di
fargli guadagnare a poco a poco gli acuti,
acciò mediante F efercizio acquilti tutta^
quella dilatazione di corde , che fia polii-
bile ; Avverta però , che quanto più lo
note fon' alte , tanto più bifogna toccarle
con
fi
con dolcezza per evitar gli ftrilli .
Deve fargli intonare le mezze voci fecon-
do le vere regole . Non tutti fanno , che
vi ila il Semituono maggiore, e il minore ,
perché il divario non fi può conofcere dall'
Organo, né tampoco dai Gravecembalo ,
quando quello non abbia i tafti fpezzati .
Un Tuono , che di grado palli ad un5 altro
fi divide in nove intervalli quafi infenfibili,
che in Greco (fé non m' inganno nominanti
Commi , cioè a òhe la più piccola parte , e in
noftra favella Còme , cinque delle quali for-
mano il Semituono maggiore , e quattro il
minore; V'é opinione però, che non fieno
più di fette , e che il più gran numero della
loro metà componga il primo , e il minore
il fecondo; Il mio debole intelletto non la
trova fufliftente , imperocché V udito allora
non avrebbe alcuna difficoltà di diftinguere
la fettima parte d'un Tuono, e ne incontra
una ben grande per ifcoprir la nona. Se fi
cantaffe continuamente alfuono de'fuddetti
due Strumenti quefta cognizione farebbe in-
utile, ma da che s5 introduiTe da Componito-
ri P ufo di far fentire in ogni Opera una quan-
tità d'Arie accompagnate folo dagli Stru-
menti d'arco diventa così neceffaria, che fé
(per cagion d'efempio) un Soprano intuo-
na il D la fol re diefis acuto > come V E le fa 9
chi
chi ha T orecchio fino fente , ch^ ftuona^. ,
perché que(V ultimo crefce. Chi non ne re-
ftafTe foddisfatto legga molti Autori , che_^
ne trattano , oconfultii più abili Violini-
fti . Nelle parti di mezzo non e poi così fa-
cile difentirne la differenza, bench' io cre-
da, che tutto ciò, che fi divide fiadiftingui-
bile. Di quelli due femituoni parlerò più
diffufamente nel Capitolo dell' Appoggiatu-
ra, acciocché gli uni non fieno confufi cogli
altri .
Infegni allo Scolaro d' improntare con^
perfetta intonazione , e prontezza ogni falto
di voce nella Scaletra , e lo tenga applicato y
anche più del bifogno a quella urgentiflima
lezione , fé defidera , che canti franco in po-
co tempo •
Se 31 Maeftro non fa comporre fi provveg-
ga di buoni folfeggi di ftile diverfo , che in-
fenfibilmente pallino dal facile ai difficile a
mifura del profitto , che fcorge nello Scola-
ro ; A condizione però , che nelle loro diffi-
coltà fieno fempre naturali , e guftofi per in-
tereflarlo a ftudiarli con piacere , e ad impa-
rarli fenza noja .
Fra le maggiori diligenze dei Maeftro una
ne richiede la voce dello Scolaro, la quale,
ò fia di petto , ò di tefta deve ufcir limpida ,
e chiara fenza che palli pel nafo , né in go-
la
la fi affoghi, che fono due difetti i più orru
bili d'un Cantore, e fenza rimedio, quan-
do han prefo poifeifo .
La poca pratica di taluno, che infegna di
folfeggiare obbliga chi ftudia a foftener le^
femibrevi con voce sforzata di petto fu le
corde più acute , e finalmente ne fiegue , che
di giorno in giorno le fauci fempre più s' in-
fiammano , e fé lo Scolaro non perde la falli-
te perde il Soprano.
Molti Maeftri fanno cantare il Contralto
a" loro Difcepoli per non fapere in elfi tro-
var il falfetto, o per isfuggire la fatica di
cercarlo •
Un diligente Istruttore fapendo, che un
Soprano fenza falfetto bifogna , che canti
fra P anguftie di poche cotale non folamente
proccura d' acquietarglielo, ma non lafcia
modo intentato acciò lounifca alla voce di
/V)^ petto in forma , che non fi diftingua 1' uno
r\ * A dall'altra , che fé l'unione non è perfetta y
*\Zs/iuuJ*- p" ]a voce farà di più regiftri , e confeguente-
(Aw* mente perderà la fua bellezza. La giunfdi-
zione della voce naturale , o di petto termi-
na ordinariamente fui quarto fpazio , o fulla
quinta riga, ed ivi principia il dominio del
falfetto fi nello afcendere alle note alte , che
nel ritornare alla voce naturale ove confitte
la difficoltà dell' unione; Confideri dunque il
Mae-
1 à
Maeftro di qual pefo fia la correzione di quel
difetto, che porta feco la rovina dello Scola-
ro fé la trafcura . Nelle Femmine, che canta-
no il Soprano fentefi qualche volta una voce
tutta di petto , ne Mafchj però farebbe rari-
tà fé la confervaffero paifata , che abbiano
T età puerile . Chi foffe curiofo di fcoprire il
falfettoin chi lo fa nafcondere badi, ch<^
chiunque fé ne ferve efprime fu gli acuti la
vocale t con più vigore, e meno fatica dell'tf .
La voce di tefta e facile al moto , poffiede
le corde fuperiori più che le inferiori, ha il
trillo pronto , ma è foggetta a perderfi per
non aver forza, che la regga.
Faccia profferir diftintamente allo Scolaro
le vocali, acciò fieno intefe per quelle, che
fono. Certi Cantori credono di formare il
fuono della prima , e fanno fentir quello del-
la feconda; fé la colpa non e del Maeftro ,
T errore e di que5 Vocalifti , che appena.-,
ufciti dalle lezioni ftudiano di cantare affet-
tato per vergognarfi di aprire un poco più la
bocca; Alcuni poi, forfè per Spalancarla
troppo , confondono quelle due vocali con
la quarta , e allora non é poflìbile di capire ,
fé abbiano detto Balla , o Bella : Sellò , o
Saffo : Mare , o More .
Deve farlo cantar fempre in piedi, affinchè
la voce trovi libera tutta la Tua organizzazio-
ne* Lo
i5
Procduri (mentre canta) ch'egli ftia iti.*
politura nobile, acciò appaghi anche con una
decorofa prefenza .
Lo corregga rigorofamente fé fa fmorfie
di tefta, di vita , e principalmente dì boc-
ca , la quale deve comporfi in guifa ( fé il
fenfo delle parole lo permette ) che inclini
più alla dolcezza d5 un forrifo , che ad una
gravità fé vera.
Eferciti lo Scolaro ftudiando fempre fui
Tuono di Lombardia , e non fu quello di
Roma non folo per fargli acquiftare , e con*
fervar gli acuti, ma perché non fia incomo-
dato mai dagli Strumenti alti , elfendo lo
ftento di chi non può afcendere egualmente
penofo, e a chi canta , e a chi fente . Il
Maeltro fé ne fovvenga , poiché crefcendo
T età la voce declina , e in progreifo di tem-
po , o canterà il Contralto , o pretendendo
per vanità infulfa il nome di Soprano gli
converrà di raccomandarfi ad ogni Compo-
litore , affinché le note per lui non pallino il
quarto fpazio , non vi fi fermino . Se tutti
quegli, che infegnano i principi fapeffero
prevaler/] di quella regola, e far unire il fal-
cetto alla voce di petto de' loro Allievi ,
non vi farebbe in oggi tanta fcarfezza di So*
prani . /
Gli faccia imparare di folìene? le note fen-*
17
7&, che la voce titubi, o vacilli, e fé l'in-
fegnarnento comincia da quelle di due bat-
tute P una , il profitto farà maggiore, al-
tramente dal genio , che hanno i Principian-
ti di muoverla , e dalla fatica di fermarla fi
alfuefarà anch' elfo a non poterla più Affare ,
e avrà indubitamente il difetto di fvolazzar
fempreair ufo di chi canta di petìimogufto •
Coli5 ifteffe lezioni gP infegni P arte di
metter la voce , che confifte nel lafciarla_*
ufcir dolcemente dal minor piano , affinchè
vada a poco a poco al più gran forte , e che
pofcia ritorni col medefimo artificio dai for-
te al piano • Una bella meffa di voce in boc-
ca d' un Profeffore , che ne fia avaro , e non
fé ne ferva , che fu le vocali aperte non man-
ca mai di fare un* ottimo effetto • Pochiffi-
mi fono adeffo que' Cantanti , che la ftimino
degna del loro gufto , o per amare P inftabi-
lità della voce , o per allontanai dall' odia-
to antico . Gli è però un torto manifefto ,
che fanno al rofignuolo, che ne fu l'inven-
tore, da cui l'umano ingegno non può vo-
calmente imitar altro , quando fra' que' ca-
nori Augelletti non fé ne udiffe qualchedu-
no , che cantaffe alla Moda •
Non fi ftanchi il Maeftro di far folfeggia-
re lo Scolaro finché vi conofca il bifo-
gno 5 e fé mai lo faceffe vocalizzar pri-
B ma
10
ma del tempo non fa iftruire •
Dopo deve introdurlo allo ftudio di voca-
lizzare fu le tre vocali aperte , maffimamen-
te fulla prima , ma non fempre fulla medefi-
nia, come fi fa in oggi , acciocché da que-
fto frequente efercizio non confonda V una
coli' altra , e polfa accoftarfi più facilmente
al]5 ufo delle parole.
Ricavato , che abbia lo Scolaro da quella
applicazione qualche rimarcabile progrelfo
allora chi iftruifce potrà fargli conofcere i
primi ornamenti dell' Arte , che fono le Ap-
poggiature^ di cui parlerò in appreflb ) e
vocalizzar con effe .
SuiTeguentemente gi5 infegni il modo di
fcivolar vocalizzando , e di ftrafcinar foa ve-
niente la voce dall' acuto al grave , ch^j
quantunque fieno ammaeftramenti necefiarj
per cantar bene , e che dal femplice folfeg-
gio non fi^poffibile di poterli apprendere ,
con tutto ciò da' Maeftri inefperti fi trafcu-
rano •
Se poi gli facefle cantar le parole prima-,
eh' egli abbia un franco pofìTeiìb di folfeggia-
xe , e di vocalizzar appoggiato lo rovina .
DELL1
19
DELL'
APPOGGIATURA.
FRa tutti gli abbellimenti del Canto non
v1 éiftruzionepiù facile per il Maeftro
ad infegnarfi , né meno difficile per lo Sco-
laro ad impararfi , che quella della Appog-
giatura ; Quella oltre alla propria fua va-
ghezza ha degnamente ottenuto dall' Arte
V unico privilegio di farfi udir fovente , e di
noniftufar mai \ purché non efca da que' li-
miti , che dal buon gufto de' profeflbri gli
fono flati preferirti ,
Da che fu inventata V Appoggiatura per
adornarne la Profellìone non fi e penetrata
fin ora la cagione per cui non abbia tutti li-
beri i palli , Dopo di averla cercata in vano
da5 Cantori primarj , ho considerato , qhe la
Muiica Scienza deve aver le fue regole , ^
che bifogna far tutto quello , che fi può per
ifcoprirle . Non fo % né pofso lufmgarmi
d' eflerci arrivato , ma quando ciò non fof-
fe, gl'intelligenti almen vedranno , che mi
ci fono avvicinato. Trattandofi però d' una
materia , che totalmente è prodotta dalle
pile Offervazioni , errando dovrei fperare
# 2 più
20
più compatimento in quefìo Capitolo 3 che
altrove •
Dalla Pratica comprendo , che da un C fol
fa ut all'altro per B quadro un Vocalifta^
può afcendere , e difcender di grado coir
Appoggiatura paffando fenza verun5 oftaco-
lo per tutti que' cinque Tuoni , e due Semi-
tuoni , che compongono P ottava .
Che da ogni Diefis accidentale y che pofìTa
trovarli in eifa fi può falir di grado di mezza
voce alle note vicine coir Appoggiatura , e
ritornarvi colla mcdefima .
Che da ogni nota , che abbia il B quadro
il può afcendere perfemituoni a tutte quel-
le y che hanno il B molle coli' Appoggiatu-
ra .
Sento vice verfa, che dai F fa ut, del G
fol re ut , dall' A la mi re , dal C fol fa ut , e
dal D la fol re non fi può falir di grado coir
Appoggiatura per mezze voci , allorché
qualcheduno di que' cinque Tuoni aveffe il
Diefis alla fua nota .
Che non iì può paflare coli5 Appoggiatura
digrado dalle terze Minori del Baffo all<^
maggiori , né da quefte a quelle •
Che due Appoggiature confecutive non
poflbno andar di grado per Semituoni da un
Tuono all' altro •
Che da tutte le note col B molle non fi può
afcen-
21
afcendere permczze voci col VA ppoggiatura.
E che finalmente dove V Appoggiatura
non può faiire > ne men può fcendere .
Di tutti quefti infegnamenti la Pratica ne
direbbe le ragioni fé le fapeife • Vediamo fé
potettero penetrar/! da chi è obligato di ren-
derne conto.
La Teorica infegna , che la fuddetta Ot-
tava eflendo comporta di dodici Semituoni
ineguali bifogna diftinguere i maggiori da I
minori 5 e invia chi ftudia a confultare i Te-
tracordi. Gli Autori più cofpicui, che ne
trattano non fon tutti d' una opinione , per-
ché trovai! chi foftiene ? che fra il G foi fa ut y
e il D la fol re , come fra 51 F fa ut , e il G
foi re ut i loro Semituoni fieno eguali , e ìhl.
tanto fi languifce nel dubbio»
L3 Udito però effendo Arbitro , e fupre-
nio Maeftro della Profeffione ( fé ben' in-
tendo i fuoi precetti) parche mi dica5 che
T Appoggiatura difcerne con fi fino giudizio
la qualità de' Semituoni , che baila ofièrva-
re dove ella volga per fuo divertimento il
paffo per conofcere i maggiori . Se così e >
andando con tanto piacere v. g. dal Mi al F/2
fi deve credere y che quel femituono fia mag-
giore 5 né può negarli . Ma fé ha quel tran-
fito libero di mezza voce afcendendo, da_.
che procede, che dall' ifteflb Fa non può
B % fali.
22
falire ai Diefis vicmo,che pur il paflb e di un
Semituono? Egli è minore rifponde V Udi-
to ; Dunque fuppongo di poter conchiude-
re, chela cagione, che toglie all' Appog-
giatura una gran parte della libertà deriva,
eh' ella non può paflar di grado da un Semi-
tuono maggiore ad un minore , né da quefto
a quello ; Rimettendomi Tempre però al
giudizio di chi intende .
U Appoggiatura può andare ancora da_*
una nota dittante all'altra, purché il falto
non fia d' inganno , poiché in quei cafo chi
non V impronta di pofta non fa cantare .
Giacché non é poffibile (come fi dilfo )
che un Cantante Taiga di grado coli' Appog-
giatura dal Semituono maggiore ad un mi-
nore, il buon gulto gl'infegna di attendere
un Tuono per difendervi pofeia coli5 Ap-
poggiatura, ovvero gli fuggerifee di paflar-
vi fenza la medefima con una mefla di voce
crefeente .
Iftrutto, che ne fia lo Scolaro, le Appog-
giature gli diventeranno dai continuo efer-
cizio così famigliari, cheufeitoappeaa dal-
le lezioni fi riderà di que' Compofitori , che
le marcano , o per effer creduti Moderni ,
o per dar ad intendere, che fanno cantar
meglio de' Vocalilti ; Se hanno quefto bel-
liflimo talento di più , perché non ifcrivono
an«
anche iPaffì, che fono più difficili, e molto
piùeflenziali, chele Appoggiature? Se poi
le fegnano per non perdere il gloriofo nome
di Virtuofi alla Moda , dovrebbono alme-
no avvederti , che quel carattere cofta po-
ca fatica , e meno ftudio . Povera Ita-
lia, Ma mi fi dica di grazia ! Non fanno
forfè i Cantori d'oggi dì dove vadano fat-
te le Appoggiature fé non gli fi moftrano
a dito ? A mio tempo le indicava V intelli-
genza . O eterno biafimo di chi primo intro-
duce quefte puerilità foraftiere nella noftra
Nazione , che ha il vanto d' infegnar all' al-
tre la maggior parte dell' Arti più bello,
particolarmente il Canto ! O gran debolez-
za di chi ne fiegue Pefempio! O ingiuriofo
infulto a voi Cantanti moderni , che foffrite
documenti da fanciulli. Gli Oltramontani
meritano d' efler imitati , e ftimati ma iru*
quelle cofeperò dove fono eccellenti.
B4 DEL
24
DEL
TRILLO.
DUefortiffimi oftacoli s' incontrano a^
formar perfettamente il Trillo . Il pri-
mo imbarazza il Maeftro , perché non fi è
trovata fin ora regola infallibile da cui s' im-
pari di far!o;E il fecondo confonde lo Scola-
ro , poiché la natura ingrata a molti non lo
concede, che a pochi . L'impazienza di chi
infegna fi unifce colla difperazione di chi ftu-
dia, acciocché quello abbandoni la pena,
equefti l'applicazione. Doppio allora é il
mancamento di chi iftruifce, mentre non_^
adempie al fuo dovere , e lafcia lo Scolaro
nel!' ignoranza • Bifogna cozzare colle dif-
ficuìtà per fuperarle colla pazienza .
Se '1 Trillo fia neceflfario a chi canta chieg-
gafi ai primi Profeflbri , che più degli altri
fanno quante , e quali fieno le obbligazioni y
che precifamente gli devono , allorché for-
prefi da una improvvifa attrazione , o dalla
fìerilità d5 una mente addormentata non po-
trebbono celare al pubblico V importuna po-
vertà del loro artificiose'! Trillo mallevado-
re non li foccorreffe col fuo pronto ripiego •
Chi
25
Chi ha un belliffimo Trillo , ancorché
foffe fcarfo d' ogn' altro ornamento, gode
Tempre il vantaggio di condurfi fenza dif-
gufto alle Cadenze , ove per lo più e eiìen-
zialiifimo ; E chi n' e privo ( o non P ab-
bia che difettofo ) non farà mai gran Can-
tante benché fapefle molto*
Eifendo dunque il Trillo di tanta confe-
guenza a' Cantori proccuri il Maeftro per
mezzo d5 efempii vocali , fpeculativi , e
ftrumentali , che lo Scolaro giunga ad ac-
quiftarlo eguale , battuto , granito , faci-
le , e moderatamente veloce , che fono le
qualità fue più belle •
Supporto , che chi infegna non fapeifè^
quanti fieno i Trilli dirò , che l'arte inge-
gnofa de5 ProfeiTori ha trovato il modo di
prevaletene in tante forme diverfe , dalle
quali, hanno i loro nomi , che francamente
puòdirfi, che fieno diventati otto.
Il primo è il Trillo maggiore, che rico-»
nofce il fuo eflferedal moto violento di due
Tuoni vicini, uno de' quali merita il nome
di principale , perché occupa con più pa-
dronanza il fito della nota , cl^elo chiede ;
L'altro poi ancorché col fuo movimento
poffegga il luogo della voce fuperioro,
nulladimeno non vi fa altra figura , che di
aufiliario . Da quefto Trillo nafcono tutti
gii altri • li
Il fecondo è il Trillo minore compofto d*
un Tuorlo , e d' un Semituono maggiore y
che fieno proflìmi , e le compofizioni poi
accennano dove , o l'uno, o l'altro con-
venga • Nelle cadenze però inferiori, odi
fotto il primo refta perpetuamente efclufo.
Se non e facile di fcoprir ne' Vocalifti la
differenza di quefti due Trilli , quantunque
f]a di mezza voce, fé ne attribuifca la ca-
gione alla poca forza che ha P ausiliario per
farfi fentire , oltreché eflendo quefto Tril-
lo più difficile a batteri! dell'altro, non
tutti fanno formarlo come fi deve , e la^
trafcuraggine pafsa in ufo ; Chi non la fcor-
geffe negli Strumenti ne incolpi P udito .
Il terzo e il Mezzotrillo , che dal fuo no-
me fi fa conofcere . Chi poflìede il primo 5
e il fecondo facilmente lo impara coli' ar-
te di ftrignerlo un poco più , lafciandolo
poco dopo, che fi fa fentire, e aggiugnen-
dovi un pò di brillante, per cui nelP Arie
allegre piace più , che nelle patetiche .
Il quarto é il Trillo crefciuto , che infe-
gnafi col far afcendere impercettibilmente
la voce trillando di Coma in Coma fenza_*
che fi conofca l'aumento.
Il quinto e il Trillo calato, che confitte
nel far difcendere infenfibilmente la voce
a Coma per Coma col Trillo in forma che
non
27
non fi diftingua il declivo . Quefti due TriL
li da che s' introduce il vero buon gufto
non fono più in voga , anzi bifogna fcor-
darfi di faperli fare. Chi ha V orecchio di-
licato egualmente abborre le feccaggini
antiche , e gli abufi moderni «
Il fefto e il Trillo lento , che porta anch'
elfo le Tue qualità nel nome . Chi non lo
ftudiafle crederei , che non doveffe perde-
re il concetto di buon Cantore , poiché
s'egli e folo e un Tremolo affettato , fé
poi fi unifce a poco a poco col primo , o
col fecondo Trillo , panni che non poifa_.
piacere al più al più , che la prima volta.
Il fettimo è il Trillo raddoppiato, che
imparafi col frapporre poche note in mez-
zo del Trillo maggiore , o minore , le qua-
li baftino d' un folo a farne tre . Quefto e
particolare quando quelle poche voci , che
intermittentemente lo dividono fono di
corde differenti intonate con poifeflb ; Al-
lor poi eh' egli é formato dolcemente su
gl'acuti da un' ottima voce , che colle più
rare prerogative lo poffegga , e noi faccia
fentir fovente , non può difpiacere né me-
no all' invidia, fé non e maligna.
L' ottavo é il Trillo mordente , che ha
il dono di fervire di grato ornamento ai
Canto, e la natura più che 1' arte lo infe-
^8
gna. Ei nafce con più velocità degli al-
tri , ma nato appena deve morire . Ha un
gran vantaggio quel Cantante, che fa di
tempo in tempo mifchiarlo ne5 Paffaggi
(come dirò nel loro Capitolo )echi inten-
de la Profeflione di rado fé ne priva im-
mediatamente dopo 1' Appoggiatura . Per
ifprezzarlo, l'ignoranza fola non bafta.
Tutti quefti Trilli , difaminata che fiala
loro foftanza , fi riftringono in pochi , cioè
in quelli , che fono i più neceffarj , e quel-
li più degli altri chieggono dai Maeftro
maggiore applicazione * So , e pur troppo
lo Tento , che fi canta fenza Trillo , ma
non è da iniitarfi V efempio di chi non^
Iftudia ahbaftanza.
Il Trillo per fua bellezza vuol eiTer pre-
parato , però non fempre efige la fua pre-
parazione 5 poiché alle volte non glie Ia^
permetterebbe né il Tempo, né il gufto ;
La chiede ben sì quafi in tutte le Cadenze
terminate , e in cliverfi altri fiti congrui
ora fui Tuono, ora fui Semituono più alto
della fua nota fecondo la qualità del com-
ponimento i
Molti fono i difetti del Trillo, che bifo-
gna sfuggire. Il Trillo lungo già trionfava
mal a proposito , come fanno in oggi i
Paffaggi ; Ma raffinata che fu V Arte , fi
la.
ig
lafciò a Trombetti., o a chi volea efporfi
al rifchio di fcoppiare per un5 E vi va dai
popolaccio : Quei Trillo , che fi fa fentir
fovente, ancorché foife belliffimo, non pia-
ce: Quel che fi batte con difuguaglianza
di moto difpiace ; li Caprino fa riderò *
perché nafce in bocca come il rifo , e V
ottimo nelle fauci : Quel che e prodotto
da due voci in terza difgufta : Il lento an-
noja : E il non intonato fpaventa .
La neceflità del Trillo obbliga il Maeftro
a tener lo Scolaro applicato ad efercitar-
ìo su tutte le vocali , in tutte le voci , che
poffiede , e non folo filile note bianche , ma
fulle Crome ancora , ove col progreffo dei
tempo s' impara il Mezzotrillo 5 il Morden-
te, eia prontezza di formarlo eziandio iti
mezzo alla velocità de' Paflaggi .
Dopo un franco poffeffo del Trillo ofler-*
vi Tlftruttore fé lo Scolaro abbia l'iftefla
facilità nel lafciarlo, perché non farebbe
il primo, cheaveifeil difetto di non poter
diftaccarlo a fuo beneplacito.
Per infegnar poi dove il Trillo conven-
ga fuor di Cadenza, e dove proibir fi deb-
ba e lezione rifervata alla pratica , al gii-*
fto 5 ed alla intelligenza .
DEL
3°
DEL
PASSAGGIO,
BEnchè il Paflaggio non abbia in fé forza y
che bafti al produrre quella foavità ,
che s' interna , ne (ìa considerato per lo più ,
che per ammirar in un Cantante la felicità
d'una voce fleflìbile, nondimeno e di fom-
ma urgenza , che il Maeftro né jftruifca lo
Scolaro -> acciò con facile velocità , e giufta
intonazione lopoifegga, che quando in (ito
proprio e benefeguito efìgeil fuo applaufo,
e fa il Cantore univerfale, cioè capace di
cantare in ogni ftile.
Chi avvezza la voce di chi ftudia alla pi-
grizia di farfi ftrafcinare non gP infegna_*,
che la più picciola parte della fua Profeffio-
ne, e lo riduce alla impollìbilità d' imparar
la maggiore , Chiunque non ha la voce agile
ne' Componimenti , che corrono in tempo
ftretto , e né meno negli andanti tedia a mor-
te colla più melenfa flemma y e tanto va tar-
dando tinalmente col tempo > che tutto quei
Che canta é quali fempre fuor di Tuono.
Il Pafìaggio (fecondo la opinione univer-
se ) è di due forte , Battuto , e Scivolato ;
Fa- '
31
Parendo , che dalla Tua lentezza Io ftrafci-
no meriti più tolto- nome di Paflfo, che di
Paffaggio «
Nella Iftrqzione del primo il Maeftro de-
ve infegnar allo Scolaro quel moto leggie-
riffimo della voce in cui le note , che lo
compongono fieno tutte articolate con_^
egual proporzione , e moderato diftacca-
niento , affinchè il PaiFaggio non fia , né
troppo attaccato, ne battuto foverchio.
Il fecondo formafi in maniera 5 che la Tua
prima nota conduca tutte quelle , che gli
vengono appretto così ftrettamente unite di
grado , e con tanta uguaglianza di movi-
mento , che cantando 4 imiti un certo fdruc-
ciolofo lifcio , che da' Profeflfori è detto Sci-
volo , i di cui effetti fono veramente gufto-
fiffimi, allorché un Vocalifta fé ne ferve di
rado •
Il Pafìfaggio battuto per elfere il più fre-
quentato degli altri y chiede anche maggior
eferqizio «
La giurifdizione dello Scivolo è affai limi-
tata nel Canto , Egli talmente a poche corde
afcendenti , e difcendenti di grado fi riftrin-
gè y che fé non vuol difpiacere non può pafc
far la quarta. Ali5 orecchio parmi più gra-
to però quando fcende , che quando cammi-
na per moto contrario «
Lo
71
Lo ftrafcino poi confifte in diverfe voci
dolcemente ftrafcinate dall' arte migliora
col forte , e col piano , della di cui bellezza
ne parlerò altrove*
Se '1 Maeftrò anderà ftrignendo infenfibil-
niente il tempo allo Scolaro cantando i Paf-
faggi vedrà , che non v' e mezzo più efficace
per fcioglierli 5 e facilitargli la voce alla ve-
locità del moto ; Avvertendo però , cho
quella impercettibile alterazione non fi con-
verta col tempo in abito viziofo ♦
GV infegni di battere i Paflaggi coli' iftef-
fa agilità nelP afcender di grado , che nel
difcendere, perché fé P ammaeftramento e
da Principiante , V efecuzione non e comune
ad ogni Cantore .
Dopoi Paffaggi di grado gli faccia impa-
rare colla maggior franchezza tutti quelli,
che fono rotti da ogni falto più difficile , im-
perciocché intonati , che fieno con prontez-
za , e pofìeifo mentano con giuftizia d' elTer
diftintamenteconfiderati. Lo ìludio diqfle-
ìto infegnamento chiede più tempo, e fa-
tica d5 ogn' altro , non folo per le fue ftra-
vaganti difficoltà , che per le confeguenze
premurofe , che feco porta \ E in fatti ,
non reftapiù forprefo un Cantante, allor-
ché le note più fcabrofe gli fono famigliari *
Non trafcuri d' iftruirlo del modo di mifV
chia?
33
fchiar qualche volta ne' Paflaggi il piano col
forte, lo fcivolo colle note battute , e di
frapporvi il Metrotrillo fpezialmente fu le
note puntate, purché non fieno troppo vici*
ne , acciò conofea ogni abbellimento dell*
Arte .
Miglior di qualfivoglia lezione ne' Paflag-
gi farebbe quella da cui s' impara di unirvi
di quando in quando il Mordente , fé chi
ftudia lo avelfe dalla natura , o dall' artifi-
cio, e che il Maeftro con intelligenza di
Tempo fapeffe indicargli il fito in cui fono
maraviglio/! gli effetti ; Ma non elfendo do-
cumento proprio per chi infegna le prime re*
gole , e molto meno per chi comincia ad ap-
prenderle , farebbe flato meglio di pofporlo
( come forfè avrei fatto ) fé non fapeffi y. che
ci fono de' Scolari di così fina penetrazione >
che in pochi anni diventano braviflìmi Voca-
lifti , e che non mancano Iftruttori dotati
d' ogni infegnamento adequato air acuto in-
gegno de5 loro Difcepoli ; Oltre ciò non mi
e paruto convenevole nel Capitolo de' Pafc
faggi ( ne' quali fa più bella pompa d' oga*
altro ornamento il Mordente) di non farne
parola .
Non fofFra fé lo Scolaro canta i Paflaggi
con difuguaglianza di tempo , e di moto 3 e
lo corregga fé li batte colla lingua , col
C men-
34
mento , o con altre fmorfie di teda * e di vi-
ta»
Ogni Maeftro fa , che fulla terza , e quin-
ta vocale i PafTaggi fono di peffimo gufto,
ma non tutti fanno 5 che dalle buone Scuole
non fi permettono tampoco fulla feconda r e
quarta , allorché quelle due vocali vanno
pronunziate ftrette , o ehiufe •
Molti difetti fcorgonfi ne' PaiTaggi , che
bifogria conofcere per non intopparvi ; Ol-
tre a quelli di nafo , di gola, e d' altri già
noti y fono anche difpiacevoli quelli di chi
non li batte , né li fcivola , perché allora un
Vocalifta non canta , ma urla • Sono aifai
più ridicoli però quando un Profelfore li
batte foverchio , e con tal rinforzo di voce ,
che penfando v. g. di formare il Palfaggio
full' a fa fentir un certo effetto 5 come fé di-
cefle, ga , ga , ga ; e Pifteffo full' altre vo-
cali. 11 peggior poi d' ogni difetto è di chi
non gP intuona.
Sappia P Iftruttore , che fé una buona vo-
ce agiatamente fparfa fi fa migliore, agita-
ta poi dal moto velociffimo de' Paflaggi in
cui non ha tempo d' organizzarti fi converte
in mediocre , e talvolta per negligenza dei
Maeftro > e con pregiudicio dello Scolaro
diventa peflima.
I Paifaggi y e i Trilli nelle Siciliane fono
erro-
35
errori ; E lo Scivolo , e lo Strafcino deli-
zie .
Tutta la bellezza del Paflaggio confitta
neir efler perfettamente intonato, battuto f
granito , eguale , rotto , e veloce .
I Patfaggi corrono la medefima forte^ 3
che i Trilli . Ambi egualmente dilettano nel
loro nicchio ; ma fé non fono rifervati alle
occasioni opportune , la troppo quantità ge-
nera noja, e la noja difprezzo, & odio al
fine •
Dopo, che Io Scolaro fi farà impadronito
francamente del Trillo, e del Paflaggio il
Maeftro gli dovrà far leggere , e pronunziar
le parole fenza quegli erroracci ridicoli
d5 Ortografia in cui molti tolgono a qualche
vocabolo le fue doppie confonanti per rega-
larne un5 altro , che le ha femplici .
Corretta la pronunzia proccuri , che prof-
ferita le medefime parole in maniera , che
fenza affettazione alcuna fieno così diftinta-
mente intefe , che non fé ne perda fillaba,
poiché fé non fi fentono , chi canta priva gli
afcoltanti d' una gran parte di quel diletto ,
che il Canto riceve dalla loro forza : Se non
fi fentono, quel Cantore efclude la verità
dall' artificio ; E fé finalmente non fi fento-
no nonfidiftinguelavoceumanada quella^
d' un Cornetto , o d5 un Haut-bois . Quefto
C 2 difefr
*6
difetto , benché maffimo in oggi e poco men
che comune con notabile pregiudicio de'
Profefibri , e della Profeflione ; E pur non
dovrebbono ignorare y che le parole fon_^
quelle , che li fanno prevalere a Sonatori ,
quando fieno dy eguale intendimento . Il
Maeftro moderno fappia fervirfi dell' avvi-
fo , perché la correzione non éftata mai tan-
to neceffaria come adeflò .
Gli faciliti quella franchezza , che fi ricer-
ca in fillabar fotto le notte , acciò non in-
toppi , né vada tentone •
Gli proibifca di prender fiato in mezzo
d'una parola, imperciocché il dividerla in
due refpiri é un errore > che la natura non^.
foffre y e fi deve imitarla per non eflerne
burlato • In un movimento interrotto , o in
un Pafiaggio lungo non v' é quefto rigore >
allorché non fi poflfa cantare , o V uno , o
r altro in un fol fiato • Anticamente lezione
fìmile non era propria , che per chi ftudiava
i primi principi , ora V abufo è ufcito dalle
Scuole moderne ? e fatto adulto fi domeftica
troppo con chi pretende diluizione. Il
Maeftro può correggerne lo Scolaro corL.
quegP infegnamenti da cui s' impara di far
un buon ufo del refpiro, di provvederfeno
fempre più del bifogno , e di sfuggir gP im-
pegni fé 9l petto non refifte •
In
In ogni compofizione gli faccia poi cono-
fcereilfito di refpirare, e di refpirar fenza
fatica , poiché ci fono de' Cantanti > che con
affanno di chi fonte penano come gli affila-
tici ripigliando ftentatamente fiato ad ogni
momento , o arrivando all' ultime note sfia-
tati morti •
Cerchi V Iftruttore qualche emulazione
allo Scolaro d' infelice ritenitiva , che lo in-
citi a ftudiar per impegno (che qualche vol-
ta ha più forza del genio ) perché fé in vece
d' una lezione ne fente due > e che la compe-
tenza non lo avvilifca , imparerà forfè prima
quella del Compagno , e poi fa fua .
Non gli permetta mai cantando di tener
la carta di Mufica fui volto , acciò non im-
pedifea il fuono alla Tua voce , né lo renda
timido .
Alfuefaccia lo Scolaro a cantar fovente in
prefenzadiperfone riguardevoli , e per na-
feita 5 e per intelligenza di Profeffione, affin-
ché perdendo a poco a poco ogni timore di-
venti ardito, ma non arrogante. 1/ ardire r^pfj ^U"
è il primogenito della fortuna , e in un Can-
tore diventa merito. All'incontro chi teme
e infeliciflimo ; Oppreflà dalla difficoltà del
refpiro gli trema fempre la voce : E neceffi-
tatoad ogni nota di perder il tempo per in-
ghiottire ; Pena per non poter condur feco
C 3 la
B8
la (uà abilità fuor di Cafa : Difgufta chi ì&
ferite : E rovina talmente le compofizioni ,
che non fi conofcono più per quelle che fo-
no * Un Vocalifta timido e fventurato come
Un Prodigo > che fià iniferabilmehte povero *
Nontrafcuri il Maeftro di fargli compren-
dere quanto fià grande Y errore di ehi trilla *
pafsaggia , ò ripiglia il fiato fulle note finco-
pate, o legate : e quanto fia grato l'effetto di
chividiftende la voce, giacché i comporli*
menti in luogo di perdere acquiftano mag-
gior bellezza*
Lo iftruifca del forte , e del piano con pat-
to però * eh' egli eferciti più il primo , che il
fecondò ^ efserido più facile di far cantar
piano chi carità forte , che di far cantar for-
te^ chi carità piano * La fperiènza infegna $
che non bifognàfìdarfi del piano, poiché al-
letta per ingannare , e ehi vuol perder la vo-
ce Io frequenti • A qtieftò propofitó v' e opi-
nione fra5 Mufici , cae vi fia un piano artifi-
ciofo, che fi faccia fentir come il forte^ ma
è opinione , cioè Madre di tutti gli errori ;
Il piano di chi Canta bène non fi fente per ar-
te , ma dal profondo filenzio di chi attènta-
mente T afcoltà ; Per prova di Ciò , fé ogni
più mediocre VòCàliftà fta in Teatro unJ*
quarto di minuto tacendo quando deve can-
tare ^ allora V Udienza curiofa di fapere il
moti*
§#
motivo di quella paùfa inafpettata ammuto-
lirà in modo, che sy egli in quello iftante
profferirà una parola fotto voce farà intefa
anche da i più lontani •
Si ricordi il Maeftro > che chi non canta
a rigor di tempo non può meritar mai la fti-
ma degli Uomini intelligenti $ ficchè infe-
gnando avverta, che non vi fia alcuna alte-
razione , o diminuzione fé pretende di ben
iftruire , e di fare un' ottimo Scolaro .
Se in certe Scuole i libracci a Cappella,
e i Madrigali a tavolino fofsero fepolti nella
polvere glie la fcuota chi é buon Iftruttore ,
perché fono i mezzi più efficaci per francar
lo Scolaro . Se non fi cantalfe quafi fenipro
a mente , come fi fa in oggi , non so fé certi
ProfeiTori potelfero foftenere il nome di Can-
tanti ottimi.
Lo incoraggifca allorché fa. profitto : Lo
mortifichi ^ fenza batterlo psf la fua perti-
nace durezza : Sia più rigòrofo con la negli-
genza : Né termini mai inutilmente lezione
alcuna*
Un' ora di applicazione al giorno non ba-
ila né meno a chi ha pronte tutte le potenze
dell' anima, Confideri dunque il Maeftro
quanto tempo debba impiegare per chi
d' eguale prontezza non le poffiede, e quanto
ne chiegga l'obbligo diadattarfi alla capa-
C 4 Cita
4°
cita di chi ftudia . In un Mercenario , che in-
fogna non può fperarfi quefta necelfaria con-
venienza ; Afpettato dagli altri Scolari ,
annoiato dalla fatica , follecitato dal bifo-
gno, penfa, che il Mefe e lungo, guarda.*
T orologgio , e parte # Se iftruifce per po-
co, vada a buon viaggio •
DEL
4i
DEL
RECITATIVO.
IL Recitativo e di tre forte , e in tre manie*
rediverfe il Maeftro lo deve infegnare
allo Scolaro .
Il primo effendo Ecclefiaflico è di ragio-
ne , che fi canti adattato alla Santità del
luogo 5 che non ammette fcherzi vaghi dì Iti-
le indecente , ma richiede qualche mefia di
voce, molte Appoggiature , & una conti-
nua nobiltà (ottenuta • L'arte poi colla qua-
le efprimefi non s' impara i che dallo ftudio
mellifluo di chi penfa di parlare a Dio •
Il fecondo è Teatrale , che per efler infe-
parabilmente accompagnato dall'azione del
Cantante obbliga il Maeftro d' iftruir lo Sco-
laro d'una certa imitazione naturale , che
non può effer bella fé non è rapprefentata
con quei decoro coi quale parlano i Princi-
pi, e quegli che a Prìncipi fanno parlare ♦
V ultimo j a giudizio di chi più intende ,
fi accorta più degli altri al cuore , e chiamali
Recitativo da Camera . Quefto efige quali
fempre un particolar artificio a cagion delle
parole, le quali effendo dirette (poco men
che
42
che tutte) allo sfogo delle pafTioni più vio-
lenti dell' animo , Impegnano P Iftruttore di
far imparare al Tuo Allievo quel vivo intere*!
le, che arri va a far credere, che un Can-
tore le fente . Ufcito poi che fia 'Io Scolaro
dagli ammaeftramenti , farà pur troppo faci-
le , che non abbia bifogno di quefta lezio-
ne^ Il diletto immenfo , chei Profeiforiné
traggono deriva dalla cognizione che han-
no di queir arte, che fenza P ajuto de'foliti
ornamenti produce da fé tutto il piacere ; E
vaglia5! vero , dove parla la paffionei Tril-
li , ei Paifaggi devon tacere , lafciando che
la fola forza cP una beila efpreffiva perfuada
col Canto .
Il Recitativo Ecclefiaftico concede a Vo-
califtr più libertà degli altri due , egli efime
dal rigore del Tempo , maffimamente nella
Cadenze finali, purché fé ne prevalgano da
Cantanti, è non da Violinici r
li Teatrale toglie ogni arbitrio alP artifi-
cio per non offendere ne' fuoi diritti la nar-
rativa naturale, quando però non folle
comporto in qualche Soliloquio ali ufo ai
Camera *
Il terzo rifiuta una gran parte delP autori-
tà del primo , e fi contenta d' averne più del
fecondo .
Sono fenza numero i difetti , e gli abufi
in*
41
infbffribin, che né Recitativi fi fanno feriti-
ìc , e non conofcere da chi li commette^ *
Proccureìrò di notarne diverfi Teatrali , acciò
il Maeftro poffa emendarli *
Ve chi canta il Recitativo della Scena
come quello della Chlefa , o della Camera :
Ve una perpetua Cantilena , che uccide:
V e chi per troppo ìntereiiarfi abba ja * V5 è
chi Io dice in fegreto , e chi confufo : V e
chi sforza 1' ultime Sillabe , e chi le tace:
Chi lo canta fvogliato ^ e chi attratto : Chi
iìon P intende, e chi noi fa intendere : Chi
lo mendica, e chi lo fprezza • Chi lo dice
ìnelehfo , e chi lo divora : Ghi lo canta fra
denti , e chi affettato : Chi non lo pronun-
zia ^ e chi non V efptinie : Chi lo ride , e chi
lo piange : Chi lo parla > è chi lo fifchia^* :
Ve chi ftridà, chi urla, e chi ftuona : E
cogli errori di chi s'allontana al naturale ,
v' e quel niàffimo di non penfare all' obbligo
della correzione *
Con troppo nociva negligenza trafcurano
ì moderni Maeltri V iftruzione di tutti i Re-
citativi z\ loro Scolari, poiché in oggi lo Au-
dio deirefpreiliva,o non è confiderato come
fieceifario , o é vilipefo come antico . E pur
dovrebbono giornalmente awederfi, che
oltre all' obbligo indifpenfabile di faperli
cantare «> fon quelli che infegnano di recita-
re ;
44
re ; Se noi credeflero , bada che oflfervino
fenza lufinghe dell' amor proprio, fé fra lo-
ro Allievi vi fia alcuno Attore, che meriti
gli encomj di Cortona nell'amorofo, del
Sig. Baron Ballerini nel fiero , e d1 altri fa-
Yw&'wt niofi nell' agire, che pr e fent emente operano ,
che è l'unico motivo per cui in quefte mie
Oflervazionì ho coftantemente determinato
éi non nominarne alcuno in qualfi voglia per-
fetto grado della Profeflìone, e di ftimarli
quanto meritano , e quanto devo »
Chi non fa infegnare il Recitativo proba-
bilmente non intende le parole , e chi non
ne capifce il fenfo , come può mai iilruir lo
Scolaro di quella efpreflione , che e V anima
del Canto , e fenza la quale non é poffibiie
di cantar bene? Signori Maeftri deboli , che
dirigete i Principianti fenza riflettere all'ul-
timo efterminio in cui mettete la Mufìca col-
l'indebolirgli i principali fondamenti,fe non
fapete che i Recitativi, particolarmente^
vulgari, vogliono quegrinfegnamenti,che al-
la forza dell e parole con vengonfi,vi configlie-
rei di rinunziare il nome, e l'uffizio di Maeftri
a chi può foftenere, e V uno, e 1' altro in^
vantaggio de' Profeffori , e della Profeflìo-
ne; Altramente i voftri Scolari facrificati
ali' ignoranza non potendo difcernere l' alle-
gro dal patetico ^ né il concitato del tenero
non
45
non e poi maraviglia fé li vedete ^lipidi in
Ifcena , ed infenfati in Camera . A dirla co-
me V intendo , non e perdonabile la \K>ftra ,
né la loro colpa 5 orche non è più foffriBHe il
tormento di fentire in Teatro i Recitativi
cantati fui gufto Corale de' Padri Cappuc-
cini.
La cagione però del non efprimerfi più il
Recitativo all' ufo de' nominati Antichi non
fempre procede dalla infufficienza de5 Mae-
fìri, né dalla trafcuraggine de' Cantanti >
ma dalla poca intelligenza di certi Compofi-
tori moderni 5 i quali ( a riferva de' merite-
voli ) li concepifcono così privi di naturale ,
e di gufto , che non fi poifono né infegnare ,
né agire, né cantare . Per giuftificar chi in-
fegna , e chi canta la ragione fé ne pigiierà
P incombenza : Per biafimar chi compone >
la medefima mi vieta d' entrare in una mate-
ria tropp' alta dal mio baifo intendimento 9
e faggiamente mi dicedi rimirar con miglior
vifta quella mia poca > e fuperficial tintura ,
che appena bafta per un Cantore , o a feri-
ver nota contra nota. Se poi confiderò
all' imprefa in cui mi pofi in quefte Olferva-
zioui di procurar diverfi vantaggi , a Voca-
lifti, e ch'io non parli della compofizionea
quali» é tanto neceflaria due mancamenti
commetto. Dubbiofa, e irrefoluta mi lafcie-
rebbe
45
rebbe la perpleffità in un intrigato laberinto
fé non me ne porgeife il filo V opportuno ri-
fleflb col fuggerirnii, che i Recitativi non
han comercio col Contrappunto* Se così è,
chi farà quel Profeffòre, che nou fappia, che
molti Recitativi Teatrali farebbon ottimi fé
non foflero confufi gli uni cogli altri; Se fi
poteflero imparar a mente ; Se non mancaf-
fero d' intelligenza di parole , e di Mufica :
Se non ifpaventaifero chi canta , e chifente
co' falti mortali dal bianco al nero : Se non
offendeffero l'orecchio , e le regole con pef-
fime modulazioni : Se non tormentaflfero il
buon gufto con una perpetua fomiglianza-* :
Se con attroci voltate di corde non traffig-
geffero l'anima: E fé finalmente i periodi
non foifero ftorpiati da chi non conofce né
punti , né virgole ? Io mi ftupifco , che que-
lli tali non cerchino d' imitare per loro pro-
fitto i Recitativi di quegli Autori , che ci
rapprefentano in effi una viva* immagine del-
la verità coli' efpreffiva di certe note, che
cantano da loro fteife , come fé parlaflero •
Ma a che ferve ch'io mi affanni ! Pretende-
rò io forfè , che quefte ragioni con tutta la
loro evidenza fieno buone > quando nella-»
Mufica la ragione iftefla non e più alla Mo-
da ? Gran dominio ha l' Ufanza ! Cortei
aiTolvendo con ingiufta potenza fuoi par-
zia-
47
siali da i veri precetti per non obbligarli
che all'unico ftudio de'Ritornelli non vuole,
che impieghino inutilmente il tempo prezio-
fo nell'applicazione de'Recitativi,che fecon-
do i Tuoi dogmi fi devono Jafciar cadere dal-
la penna , e non dalla mente • Se fia negli-
genza , o ignoranza non so ; ma so bensì ,
che i Cantanti non ci trovano il loro conto •
Vi farebbe ancora molto che dire fopra
le compqfizioni de5 Recitativi in generale
a cagione di quella tediofa cantilena , che
ferifce l'udito con mille Cadenze tronche
in ogni Opera, che 1' ufo ha flabilit e % ben-
ché fieno fenza gufto, e fenz'arte. Per ri-
formarle tutte , il rimedio farebbe peggior
del male : L'introduzione d' ogni Cadenza
finale farebbe ororre. Se poi fra queftidue
eftremi folfe neeeffario il ripiego crederei ,
che fra cento Cadenze tronche dieci breve-
mente terminate fu' punti ferrai , che chiu-
dono i periodi nonfoflero male impiegate*
GÌ' intelligenti però non ne parlano, e il
loro filenzio mi .condanna..
Ritorno al Maeftro per rifo venirgli fola-
mente, che il fuo obbligo è d' infegnar la
Mufica , e fé lo Scolaro prima di ufcir dalle
fue mani non canta franco , il danno cad^>
full' innocente j e chi n'é reo non può ri-
farcirlo .
Se ".
48
Se dopo quefti documenti V Iftruttore^
realmente cbnofee d' aver capacità baftante
per comunicare allo Scolaro cofe di mag-
gior rilievo e concernenti al di lui progreflb,
dovrà immediatamente introdurlo allo Au-
dio dell' Arie Ecclefiaftiche , incuibifògna
lafciar da parte ogni vezzo Teatrale , e fem-
minile , e cantar da Uomo ; Perciò lo prov-
vederàdi varj Motetti naturali , nobilmen-
te vaghi , mirti d' allegro , e di patetico >
adattati all' abilità feoperta in lui , e profe-
guire con frequenti lezioni a farglieli im-
parar sì , che con franchezza , e fpirito lì
poffegga • Nel medefimo tempo proccure-
rà, chele parole fieno ben pronunziate , è
meglio intefe ; Che i Recitativi fieno efpref-
fi £on forza , e foftenuti fenza affettazione :
Glie le Arie non manchino né di Tempo,
né di qualche principio di £uftofo artificio :
E foprattutto , che i finali de' Motetti fieno
efeguitida'Paflàggidiitaccati, intonati, e
veloci* Succeffivamente gl'infegnerà quel
metodo , cheal gufto delle Cantate richie-
de/i 9 affinché coli' efercizio ei feopra la_*
differenza^che verte fra l'uno , e l'altro ftile.
Contento che fia iiMaeitro del profitto dello
Scolaro non s' immaginane mai di farlo fen-
tire in pubblico fé prima non ode il favio
parere di quegli Uomini > che fanno più can-
tate
49
tare , che adulare , poiché non folo fceglie-
ranno quelle compofizioni più proprie a_*
fargli onore, ma lo correggeranno anche di
que' difetti, e forfè di quegli errori, che^
dall' ommifiione , o dall' ignoranza dell*
Iftruttore non erano flati emendati , o cono-
fciuti .
Se tutti quegli , che infegnano confiderai
fero , che dalle noftre prime comparfe in^.
faccia al Mondo dipende il perdere , o l*
acquiftar nome , e coraggio , non efporreb-
bono così alla cieca i loro Allievi alperi-
colofo azzardo di cadere al primo paflb •
Se poi il Maeftro non aveffe altra cogni-
zione di quella , che bafta per le fcorfe re-
gole , allora per impegno di cofcienza non
può innoltrarfi , anzi deve efortar lo Scola-
ro di paflare per fuo vantaggio a migliori
Iftruzzioni . Innanzi però eh' egli vi giunga
non farà forfè del tutto inutile , eh5 io feco
parli , e fé V età non gli permette di capir-
mi , m' intenda chi ne ha direzione , e cura
ne' feguenti capitoli •
D OS«
50
OSSERVAZIONI
Per chi Jftudia .
AVanti d' entrare nella vafta e difficulto-
fa applicazione del Canto Figurato e
neceflario , che fi confulti la propria vo-
cazione fenza di cui ogni ftudio farebbe get-
tato al vento,nonefTendo potàbile di refiitere
all'oftinato contratto della medefima , quan-
do con forza occulta ci porta altrove ; Do-
ve poi impiega le fue lufinghe immediata-
mente perfuade , e rifparmia al Principian-
te la metà della fatica •
Supporto dunque, cheanfiofo lo Scolaro
inclini air acquifto di fi bella Profeflìono ,
e fia già iftrutto de* paiTatiaffannofi principi,
e di molt5 altri ufciti dalla debolezza della
mia memoria , dovrà ricorrere al poffeflfo
delle virtù morali , e facrificare il refto del-
la fua attenzione allo ftudio di ben canta-
re , acciò mediante V uno , e V altro pro-
greffo giunga alla felicità di unire le quali-
tà più nobili dell' animo alle doti più Ango-
lari dell' ingegno •
Se chi ftudia brama di cantare penfi
che indifpenfabilménte dalla fua voce di-
pen-
5*
pende , o la Tua fortuna , o la Tua difgrazia ;
fìcché per confervarfela deve aftenerfi da_#
ogni fortadi difordini, e da tutti i diverti*
nienti violenti.
Sappia perfettamente leggere per non^
aver il roflbre di mendicar le parole, e per
non incorrere in que' fpropofiti , che deri-
vano dalla più vergognofa ignoranza* Oh
quanti avrebbono bifogno cT imparar I* Al-
fabeto !
In cafo , che il Maeftro non fapeffe cor-
reggere i difetti della pronunzia proccuri
di apprender la migliore , poiché la fcufa
di non eifer nato in Tofcanà non dime chi
canta dall' errore d'ignorarla»
Con efatta diligenza cerchi ancora di
emendare di tutti quegli altri , che foffero
flati dalla negligenza dell' Iftruttore om-
meffi .
Studj infieme colla Mufica almeno la.*
Grammatica, acciò poifa intendere quelle
parole che dovrà cantare in Chiefa , e per
dar quella forza , che all' efpreflione con-
vieni! sì nell'una, che nell'altra lingua^.
Ardirei quafi di credere, che diverfi Pro-
feffori non intendono il volgare non che il
latino .
Eferciti iftancabilmente da fé la voce alla
velocità del moto per trovarla ubbidiente in
D 2 ogni
52
ogni occorenza , fé pretende d'efierne più
Padrone che Schiavo , e di non avere il
nome di Vocalifta patetico .
Non tralafcidi tempo in tempo di mette-
re , e di fermar la voce , affinché (la fem-
pre difpofta per fervirfene in tutte due le
forme .
Ripeta tante volte la fua lezione aCafa
finché francamente la poflegga , pofcia ne
faccia memoria locale per rifparmiare^
al Maeftro il tedio di replicarla , e a fé la pe-
ra di doverla riftudiare .
li Canto efige P applicazione con tanto
rigore , che a viva forza obbliga di ftudiar
colla mente y quando non fi può colla-.
voce.
Lo ftudio indefeffo d'un giovanetto è fi-
euro di fuperar tutte le oppofizioni, che
gli vanno incontro 5 ancorché folfero difet-
ti fucchiati col latte; Quefta mia opinione
e foggetta a forti obbiezioni, però la dif-
fonderà la fperienza , unita alla feguente
condizione purché fappia a tempo ben correg-
gerfene , che fé tarda l'emenda crefeon co-
gli anni , e diventano tanto più orribili
quanto più s'invecchiano.
Senta più che può i Cantanti più celebri ,
e gli ottimi Sonatori ancora, imperocché
dall' attenzione di afcoltarli fé ne ricava...
più
53
più frutto, che da qual fi voglia infegna-
mento .
Cerchi poi di copiare , e gli uni , e gli
altri per entrar infenfibilmente nel buon_*
gufto collo ftudio altrui . Quefto documen-
to , benché utiliffimo a chi ftudia , con tut-
to ciò pregiudica infinitamente un Canto-
re , e in qualche Tuo luogo ne dirò la ra-
gione .
Canti fovente le più guftofe compofiziq-
ni de' migliori Autori , che fono dolci in-
centivi per frequentarne V ufo , ed aifue-
fanno V orecchio a ciò, che piace. Sappia
chi ftudia , che dalla fuddetta imitazione f
e dalPimpulfo de' buoni componimenti il
gufto col tempo diventa arte , cT arte na-
tura.
Impari d' accompagnarfi s'egli afpira a
cantar bene. Invita con affetto così vio-
lento il Gravecembalo allo ftudio , che ne
vince la più pertinace negligenza, e illu-
mina fempre più V intelletto; L'evidente
profitto , che da quelP amorofo ftrumento
a Vocalifti ne rifultaaflblve gli efempli dall'
impegno di perfuadere ; Oltreché fpefle
volte accade a chi non fa fonare , che fen-
za l'ajuto altrui non può farfi fentire, né t- \ o
ubbidir talvolta a Sovrani comandi con fuo /^ «ì**^* {
gran danno j e maggior confusione . jt<fi»j>*t+vt
D 3 Sin-
54
Sinché un Cantante non piace a fé fletto *
certo è, che non piacerà mai àgli altri • On-
de riflettafi che fé i Profefforì d5 intendi-
mento più che mediocre fon privi di quel
diletto per non aver imparato quanto bafta ,
cofa dovrà mai far lo Scolaro ? Studiare *
e poi ftudiare , e fìotì Compiacerli per poco *
■ Sto quafi per dire, che fia infallibilmen-
te vana qualunque applicazione al Canto
fé non e accompagnata da quakhe poca-,
cognizione di Contrappunto * Chi fa com-
L, porre fa render conto di quello i che fa ,
I (ji^U?#^f e chi non ha V ifteffo lume opera allo fcu-
vuvt irte* ^ ~ìo i ne Può cantar molto tempo fenza erra-
%i&h*}&fa *e : I più rinomati Antichi dagli effetti co-
%^,q nofcevano il Valore intrinfeco di quefto do-
cumento , e un òttimo Scolaro deve imi-
tarli fenza che gli prema fé la lezione fia $
onon fia alla moda, Che febben in oggi
odanfi di quando in quando delle cofe mi-
rabili concepite da unguftofo naturale fo-
no tutte fatte a cafo, e raccomandate ali*
Udienza dall' azzardo ; Le altre poi( a chi
ben le confiderà ) fé non fono peflime faran-
no indubitatamente cattive, perché non^
potendo la fortuna coprir fempre i difetti,
non f\ accorderanno né col Tempo , né col
Baffo . Quella intelligenza ancorché necef-
faria non é però badante a farmi configliar
ÌQ
lo Scolaro ad immergerfene in una profon-
da occupazione , effendo certo , che gl'in-
fegnerei il modo più facile di perder la vo-
ce ; Lo eforto ben sì quanto poflb ad im-
pararne folamente le regole principali per
non cantare alla cieca •
Studiare affai , e confermar la voce nella
fua bellezza fon due cofepoco men che in-
compatibili ; V è tra loro una tal quale ami-
cizia, che quantunque fenza intereffe , e fen-
za invidia difficilmente dura ; Se fi riflette
però , che la perfezione nella voce è un do-
no gratuito :9 e nell'arte un acquifto peno-
fo fi decide , che quefta prevalga a quella
sì nel merito , che nella lode •
Chi ftudia cerchi l'ottimo > e lo cerchi do-
v1 e fenza che gì' importi fé fia nello rtile di
quindici , o vent' anni fono , o di quefti
giorni , poiché il buono ( come il cattivo )
è di tutti tempi ; Bafta faperlo trovare , co-
nofeere , e approfittarfene •
Per mia difgrazia irreparabile fon vec-
chio , ma te foffi giovane vorrei imitare^ M
quanto mai potefli nei cantabile quegli , che ^ ' <
fono chiamati col brutto nome d' Antichi +*L&lifrn &%
e nell' allegro quefti che godono il belliffi-/**^****,
mo carattere di Moderni.Se '1 mio defiderio,^ \u is**m>
e vano all'età in cui mi trovo,non farà infoiti/**** /p* '„t+i ' \
tuofo ad un favio Scolaro > che brami eguaLy£; :+%+i,-i» ^
D 4 men- ^wj-kJ*^ 4
5^
mente d'efler abile nell' una , e nell'altra
forma , che e V unica ftrada per arrivare al-
la perfezione ; Se poi fi doveffe fcegliero ,
gli direi con franchezza, che fi attaccaflb
algufto de' primi fenza temere > che la par-
zialità m'ingannafle .
Ogni modo di cantare ha differente ran-
go ; Vi fi diftingue il virile dal puerile y co*
me il Nobile dal Plebeo •
Chi ftudia non fperi mai d' incamminarfi
agii applaufi, fé non gli fa orrore V igno-
ranza •
Chi non afpira ad occupare il primo luo-
go già comincia a cedere il fecondo , e a pò*
co a poco fi contenta dell' ultimo »
Se fi permettono a tante deboli Cantata-
ci i pafll fcritti in vigore del loro privilegio^
non deve chi ftudia per diventar un buon
Profeifore imitarne V efempio. Chi fi av-
vezza ad eflfere imboccato diventa Aerile ^
e fi fafchiavo della fua memoria.
Se lo Scolaro aveffe difetti , particolar-
mente di nafo , di gola , o d' orecchio non
canti mai fé non e prefente il Maeftro , o
qualcheduno che intenda la Profeffione , e
lo corregga , Altramente acquiftano mag-
gior forza , e la perde il rimedio .
Studiando a Cafa le fue lezioni canti di
tempo in tempo avanti ày uno fpecchio , non
per
57
per ìncahtarfi alla compiacenza delle pro-
prie bellezze , ma per liberarli da i moti
convulsivi del corpo , ó del volto ( che con
tal nome chiamo tutti que' vizj fmorfiofi d*
un Cantore affettato ) che quando han pre-
fo piede > hort fé rie vanito mai più •
Le ore più proprie per lo ftudio fono le
prime dei Sole; Le altre poi , efclufe le ne-
ceflarie all'individuo , fono per chi ha bi-
fogno di ftudiare »
Dopo un lungo efercizio , e poifefTo d*
intonazione , di meffe di voce , di trilli , di
PaiTaggi , e di Recitativi ben efpreflì , fé lo
Scolaro confiderà > che 1* Iftruttore non-
può infegnargli tutta quella perfetta efecu-
zione, che all'arte finiffima dell' Arie ri-
chiedefi , né eflergli fempre al fianco > allo*
ra comincerà a conofeere il bifogno, che
ha di quello ftudio in cui il miglior Cantan-
te del Mondò e Difcepolo y e Maeftro di
fé ftelfo ; Se quel rijlejìo è maturo > io lo con-
figlio per fua prima illuminazione di legge-
re il feguente capitolo per ricavarne pofeia
maggior vantaggio da chi fa cantar le Arie ,
e infegnarle ; Se non lo foJJ'e , più acerbo 5 e
più amaro farebbe il frutto •
DELL5
5*
DELL'
A RI E,
SE chi primo introduffe Tufo di ripigliar
le Arie da capo ebbe per motivo il far
comprendere l'abilità di chi canta variando
le repliche neir intercalare non può biafi-
marfi P invenzione da chi ama la Mufica , pe-
rò tolfe una gran forza alle parole •
Da i nominati Antichi le Arie fi cantava-
no anch' effe in tre maniere diverfe: Per il
Teatro lo ftile era vago , e mifto ; Per la Ca-
mera miniato, sfinito : E perla Chiefa af-
fettuofò, e grave. Quefta differenza a mol-
tiflimi moderni è ignota .
Non v' e per un Cantore obbligo più pre-
diche Io ftudio dell'Arie, poiché fon quel-
ìe5chegli fonnano,o diftruggono il concetto*
Ad un acquitto così preziofo poche lezioni
verbali poffono fervir d'infegnamento, né
gran profitto rifugerebbe né meno allo Sco-
laro , quando anche aveflfe una quantità d*
Arie in cui foffero fcritti in mille forme i
Paflì più rari , perché non bafterebbono per
tutte , e mancherebbon fempre di quel dol-
ce
%9
ee portamento dì voce dell1 Autore* che in-
contraftabilmente è il primo mobile dell5 ar-
te , e della natura • Tutto quello , che a mio
credere dir fi polfa , confitte in pervaderlo
di offervar attentamente il belliffimo Dife-
gno col quale regolanti i migliori Cantanti
col Baffo $ e a mifura , che la fua capacità fi
aumenta egli ancora anderàfcoprendo 1* ar-
tificio s e T intelligenza • Se poi nonfapefle
come copiare il Difegno di que' Valentuomi-
ni* glie lo infegnerà Pefempiod'un mio cor-
dialiifimo amico * che non andava mai a fen-
tir Opere fenza la compofizione di tutto
quel!' Arie , che il più famofo Profeflbre
cantava; Ivi nel moto de5 Baili contem-
plandox con ammirazione la più ftudiata fi-
nezza dell' Arte totalmente riftretta nei ri-
gor più fevero del Tempo no ricavò qualche
progreflfo *>
Fra le cofe degne di confiderazione fé gli
prefenterà a prima vifta nel medefimo Difeu
gno T ordine col quale tutte le Arie divife in
tre parti vogliono elfer cantate . Nella pri-
ma non chieggono > che ornamenti femplici,
guftofi 9 e pochi , affinché la compofizione
refti intatta : Nella feconda comandano ,
che a quella purità ingegnofa un artificio /In-
goiare fi aggiunga, acciò chi fé n* intende
Tenta % che F abilità di chi canta è maggio-
re;
6o
re : Nel dir poi le Arie da capo , chi non va-
ria migliorando tutto quello, che cantò ,
non e grand' Uomo •
Si avvezzi dunque chi ftudia a replicarle
fempre diverfamente, che (fé non m'in-
ganno ) un abbondante y benché mediocre
Vocalifta merita affai più ftima d'un miglio-
re , che fia Aerile , perché quefti non può di-
lettar gì' intelligenti , che la prima volta , e
quello fé non forprende colla rarità delle fue
produzioni , almeno colla diverfità alimen-
ta F attenzione •
Quegli che fono nel numero degli ottimi
Antichi s' impegnavano di fera in fera di can-
giar nell'Opere non folo tutte le Arie pate-
tiche, maqualcheduna delle allegre anco-
ra . Chi ftudia , e non aifoda bene i fonda-
menti non può foftenere il grave pefo d' un'
efempio così importante •
Senza variar F Arte nelF. Arie non fi fco-
prirebbe mai F intendimento de' Profeflbri ,
anzi dalla qualità della variazione facilmen-
te fi conofce fra due Cantori di prima sfera
qual fia il migliore .
Ritornando dalla digreflione al fuddetto
Difegno dell' Arie,loScolaro vi troverà le re-
gole dell'artificio, eia diftribuzione dell' in-
gegno .Quelle infegnano,che il Tempori Gu-
fì:o> e Fintendimentofono mezzi talvolta po-
CQ
6t
co mcn che inutili a chi non ha la mente prov-
vida d5 abbellimenti improvvifi:E la feconda
non permette , che la fuperfluità de* medefi-
mi pregiudichi la compofìzione > e confon-
dal' udito .
Chi ftudia impari prima di fapere , e poi
del molto , che faprà fappia anche prevaler-
fene con giudizio. Per efTerne pienamente
perfuafo oflervi , che i Cantanti più celebri
non fanno mai pompa del loro talento in po-
che Arie , non ignorando che quando i
Vocalifti in un giorno foio efpongono ai
pubblico tutto ciò , che hanno in bottega
fon vicini a far Banco rotto .
. Allo Studio dell' Arie (già'l dilli) noti
v' è diligenza che bafti ; E fé trafcuranfi cer-
te cofe , che pajono o fieno di poco rilievo ,
come potrà l'Arte elfer perfetta fé non e
finita ?
NelP Arie a foio V applicazione di chi ftu-
dia P artificio e folamente foggettaal Tem-
po, & al Baffo, ma in quelle, che fono ac-
compagnate da Strumenti , allora bifogna ,
che fia intenta ai loro andamento ancora^,
per evitar quegli errori , che fi commettono
da chi non imparò a conofcerli .
Per non metter piede in fallo cantando le
Arie due forti infegnamenti fanno un gran
lume a chi ftudia ; Il primo eforta con uiu,
favio
favio configlio ad errar mille volte in priva-
to ( fé occorre ) con ficurezza di non fallar
mai in pubblico j E il fecondo a forza di ra-
gioni, che non hanno rifpofta, ordina che
ii cantino alla prima prova fenz5 altri orna-
menti che naturali , con ferma intenzione
però, che fi efamini nello fteflb tempo colla
niente il (ito dove convengano gli artificiali
nella feconda ; Così di ripetizione in ripe-
tizione, e di ben in meglio cangiando fem-
pre fi diventa infenfibUmente un gran Can-
tore,
Lo ftudio più neceflario , e molto più dif-
ficile d' ogn5 altro per cantar perfettamente
le Arie e quello di cercare il facile, e di ri-
trovarlo nella bellezza del penfiero . Chi ha
la forte di poter unire doti fi pellegrine ad
un foave portamento di voce , fra Profeflb*
ri e il più felice ♦
Chi Itudia a difpetto d' un ingrato natura-
le per fua confolazione fovvengafi , Che V
Intonare , V Efprimere , le Mefle di voce ,
le Appoggiature , i Trilli, i Paflaggi , e l\Ac-
compagnarfi fono qualità principali , e non
difficoltà infuperabili. So che non badano
per cantar bene , e che bifognerebbe efler
pazzo per contentarfi di non cantar male ,
ma fogliono chiamar V artificio in ajuto , che
di rado le abbandona, e talora viene da_,
fé * Balia ftudiare . Fug-
ài
Fugga tutti quegli abufi , che fi fono fpar-
fi, e inabiliti nell'Arie fé vuolconfervaix^
alla Mufica il Tuo pudore.
Ogni Cantante ( non che lo Scolaro ) de-
ve aftenerfi dalle caricature per lepefiìm^
confeguenze , che feco portano • Chi fa ride-
re , difficilmente fi fa ftimare : Difguftano
chi non ha piacere di pattar per ridicolo , o
per ignorante ; Nafcono per lo più dalla fi-
mulata ambizione di corregger gli altri per
far pompa della propria intelligenza ; Pia-
cefle a Dio , che non fotfero nudrite col ve-
lenofo latte dell' invidia , o della mormo-
razione ; E gli efempli ci fanno pur troppo
fentire , che fi attaccano ; Giuftiflimo è ii
gaftigo , ut poena Talionìs iftituita da San^
Damafo , e ii rimprovero è a propofito>
giacché le Arie caricate han rovinato più
d'un Cantore*
Non ho perfuafiva ne parole che poflano
raccomandare come vorrei > e quanto bifo-
gna il rigor di Tempo a chi ftudia ; E fé
più d' una voltane replico P iftanza , anche
più d' una occafione me ne porge il motivo,
imperocché fra i primi della Profetinone
pochiflimi fon quegli , che non ne fieno in-
gannati da una quafi infenfibile alterazio-
ne, o diminuzione , e qualche volta da tut-
te due , le quali benché in principio della
coni-
<54 ,
compofizione appena fi comprendano , nel
corfo però dell5 Arie diventando a poco a
poco maggiori , nel fine poi fé ne fcopre lo
fvano , e collo fvario P errore .
Se non configlio chi ftudia ad imitare di-
verfi Moderni nel loro modo di cantar le^/
Arie fé n'incolpi il rigorofo precetto del
Tempo , che eflendo coftituito dall' Intelli-
genza per legge inviolabile alla Profeffio-
ne feveramente me lo proibifce ; E a dire il
vero, il poco conto che ne fanno perfacri-
ficarlo al gufto infulfo de' loro amati Pafc
faggi è troppo ingìufto per tollerarlo •
Non è compatibile la debolezza di certi
Vocalifti, che pretendono , che un' Orche-
ftra intera fi fermi nel più bel corfo del re-
golato movimento dell' Arie per afpettare
i loro mal fondati capricci imparati a men-
te per portarli da un Teatro alP altro , e
forfè rubati al popolare applaufo di qual-
7t * ? c^e f°rtunata più c^e efpertajCantatricé
^ràiUnt ^rilj £ conciona, l' errore del Tempo in gra-
zia dell' efenzione. Adagio , adagio colla
critica , mi dice un arbitrario : Quefto , fé
noi fapete , f\ chiama Cantare alla Moda ;
Cantar alla Moda ? Voi v'ingannate, rifc
pondo io j II fermarfi nelP Arie ad ogni fe-
conda , e quarta, e su tutte le fettime, e
fefte del Baffo era ftudio vano de' Profeflb-
ri
*5
ri antichiflìmi difapprovato ( fono già più
di cinquant' anni ) dal Rivani ( detto Cieco-
lino ) infegnando con ragioni invincibili , e
degne d'efser eterne,che chi fi fa cantare tro-
va fui Tempo congruenza di fito che ferva
agli abbellimenti dell' arte fenza inventa-
re , né mendicar paufe - Se foffe documento
che meritafle imitazione fi conobbe da que-
gli che fé lo imprefsero nell'animo , fra quali
il primo fu il Signor Pidocchi Mufico il più
infigne de' noftri, e di tutti i tempi , il di
cui nome fi è refo immortale per eflere fta-
to egli P unico Inventore d'un gufto finito ,
e inimitabile , e per aver infegnato a tutti
le bellezze dell'Arte fenza offendere lenii*
fure del Tempo . Quefto folo efempio , che
vai per mille ( o riverito Moderno ) dovreb-
be badare per difingannarvi ; Ma fé mai
fofte incredulo , vi aggiugnerò, cheSiface
coi fuo divino mellifluo ne abbracciò P in-
fegnamento : Che Buzzoleni con una in-
telligenza incomparabile ne adorava ( per
cosi dire ) il precetto : Che Luigino com-
parve dopo col fuo dolce , & amorofo fti-
le a feguirne Porrne ; Che la Signora Bof-
chi per gloria del fuo fefso ha fatto fentire ,
che le Donne che ftudiano ponno infegna-
re colle medeiìme leggi 1 artificio più raro
anche agli Uomini di credito: Che laSi-
E gnora
66
XfoM* £ tuo §nora IdSffi accompagnata dalle fteffc rego-
le ^ e da una foavità penetrante chieder
cantando il cuore ne fi potea negargli ciò
eh' era fuo . Se Perfonaggi di quefta sfe-
ra, in cui farebbe ignoranza , o malizia.*
fé non inchiudefli colla mente ( giac-
' ' téO c^e> non P°^° co^a Penna) diverfi Canto-
l?pnji***** rj celebratiffimi Papplaufo de' quali corre
}famt\ sf/nfn prefentemente per tutta l'Europa fenza eh*
*it& <2 *° ^ nomini; Se tutti quelli concerti Di-
y y '. Iettanti capaci d'ingelofire anche i più abi-
c'fu* Mfn • ]i profeflbri non baftalfero a farvi com-
prendere, che non fi può, né fi deve arbi-
trare dovrefte almen capire, che coll'er-
ror del Tempo cadete in un'altro forfo
maggiore , che e quello di non fapero*
che quando la voce è fenza accompagna-
menti e priva d'armonia, e confeguente-
mente refta fenz' arte , e fa sbavigliar gì5 in-
telligenti. Voi forfè per ifeufarvi più,che per
giuftificarvi mi direte , che pochi afcoltanti
hanno quefto difcernimento , e che infiniti
fono gli altri , che ciecamente applaudono
a tutto ciò , che ha qualche apparenza di
novità . Ma di chi e V errore ? Quella Udien-
za , che loderebbe anche il biafimo non_*
copre i voftri difetti , allorché feopre la
fua ignoranza ; Tocca a voi a correggerli y
e abbandonando la voftra mai fondata ofti-
na-
67
nazione dovete confefiTare , che la libertà ,
che vi prendete urta la ragione, e infuita.
que' forti infegnamenti , che nello fteflo
tempo condannano voi , e come compli-
ci del voftro delitto, tutti que' Sonatori ,
che v* afpettano con pregiudizio del lo-
ro grado , perché P ubbidire è un' atto
fervile , che non conviene a chi e voftro
compagno, voftro eguale, e a chi non può
riconoscere altro Padrone , che il Tempo *
Riflettete in fine , che il fuddetto ammae-
ftramento vi farà fempre vantaggiofo , che
fé ( errando ) avete la forte di guadagnar
gli eviva degl'ignoranti , allora congiufti-
zia meriterete ancor quelli degP intelligen-
ti, e 1' applaufo farà univerfaie .
Non terminano però cogli errori del
Tempo i giufti motivi di obbligar chi ftudia
anpn imitare i Signori Moderni nell'Arie,
orche patentemente fcorgefi , che tutta la
loro applicazione e diretta a romperle, e
a fminuzzarle in guifa, che non époflibile
di poter più fentire, né parole , népenfie-
ri , né modulazioni , né difcernere un' Aria
dall' altra a cagione di tal fomiglianza , che
una che fé ne fenta ferve per mille ; E la,-.
Moda trionfa? Si credeva ( non fono molt'
anni ) che in ogni Opera baftafle al più gor-
gheggiante Profeffoxe un' Aria rotta per
E z isfc-
68
isfogarfi , ma i Cantanti d' oggidì non fo-
no di quei parere , anzi come non follerò
contenti appieno di trasformarle tutte con
orrida metamorfofi in tanti Paflaggi corro-
no a briglia fciolta ad attaccare con rin-
forzate violenze i loro finali per riparazio-
ne di quel tempo , che fognanti d' aver per-
duto nel corfo dell' Arie . Nel capitolo del-
le tormentate Cadenze vedremo in breve^r
fé la Moda fia di buon gufto , e in tanto ri-
torno agli abufi , cai difetti dell' Arie .
Non fo pofitivamente chi fia ftatò fra5
Moderni quel Compofitore , o Vocalifta
ingrato , che ha avuto cuore di riformar 1*
amorofo Patetico dalP Arie come non fof-
fe più degno dell'onore de' fuoi comandi
dopo una lunga , e grata fervitù ; Chiun-
que peròfiafi, certo e ch'egli ha tolto alla
Profeflione ciò, ch'ella a vea di migliore ♦
Il mio debole intendimento non arriva a
fvilupparne la caufa tanto più , che fé chie-
do a tutti i Mufici in generale , che con-
cetto abbiano del Patetico , quefti uniti d*
opinione (cofachedi rado fuccede ) mi rifl
pondono , Ch' egli è la delizia più cara_^
dell'udito, lapalìione più dolce dell'ani-
mo , e la bafe più forte dell' armonia ; E di
fi belle prerogative non fé ne fentirà più
nota fcnza faperne il perché ? Ho intefo ;
Non
6p
Non bifogna ch'io interroghi! ProfelTori^ ^
ma la pazza bizzarra del popolo Protettor
volubile della Moda , che non potrà foffrir-
lo. Eh che queftoé un inganno della mia
opinione; La Moda , e il popolo vanho a
feconda come Tacque di que' Torrenti, che
portate dalla piena cangiano fovente d'al-
veo , e poi al primo Ciel fereno fi ritirano
nel loro nulla ; Il male è nella forgente^/ ,
la colpa e de' Cantori ; Lodano il Pateti-
co , ecantan V Allegro ? Sarebbe ben pri-
vo affatto, di fenfo comune chi non gP ini-
tendeflee Conofcono il primo per ottimo,
ma fa pendo eh' egli e affai più difficile del 1
fecondo lo lafciano a parte*
Altre volte udivanfi in Teatro diverte^ / r
Arie su quel dolciliimo metodo precedu-» . ~ \
te, ed accompagnate da' armoniofi, e \>zx\'n~jn'*t/i<f^\
modulati Strumenti y che rapivano ifenfia/^/ /jzi ~t
chi ne comprendeva l'artificio, e la melo-
dia \ Se poi erano cantate da quelle cinque^ r^ * r )i
o fei perfone illuftri, che nominai, allora ^^ uj£-('S$ù
non era poffibile , che al moto violento de-
gli affetti V umanità negaffe la tenerezza , e
le lagrime, O gran prova per confondere f ,-
l'idolatrata Moda ! Ve forfè in oggi chi^ CntU*» J
al miglior Canto s' intenerifea , e pianga? Kptrv^M^^
Nò ( dicon tutti gli afcoltanti , nò ) poiché'* %\nuO ».*■// m
il Cantar fempre allegro de' Moderni ^ben-^^^^it ^J|
E X che /%j .<'
70
che nel Tuo forte fia meritevole d'ammira-
zione, fé arriva, non paifa l'abito citeriore
di chi ha V orecchio dilicato . Il gufto de'
chiamati Antichi era un mirto di gajo , e
di cantabile la di cui varietà non potea far
di meno di dilettare; L'odierno è tanto
preoccupato pel fuo , che purché s' allon-
tani dall' altro fi contenta di perdere la__*
maggior parte della fua vaghezza; Lo Au-
dio del Patetico era la più cara occupazio-
ne de' primi : E 1 applicazione de' Paffaggi
più difficili e V unica meta de' fecondi . Que-
gli operavano con più fondamento ; E que-
lli efeguifcono con più bravura . Ma giac-
ché il mio ardire e giunto fino alla compa-
razione de' Cantanti più celebri dell' uno ,
e dell' altro ftile , gli fi perdoni anche la te-
merità di conchiuderla dicendo , Che i Mo-
derni fono inarrivabili per cantare all' udi-
to, e che gli Antichi erano inimitabili per
fwti'n* <**** cantare al cuore •
m^4i*^flf ftUH' Non fi niega però * che i migliori Voca-
*' gd$\*{*Kt> ' lifti d'oggi non abbiano in qualche parte raf-
finato il gufto paflato con produzioni de-
gne d'effer imitate non foloda chi ftudia,
ma anche da chi canta ; Anzi per evidente
contraifegno di ftimà bifogna pubblicamen-
te confeilàre , Che fé amafsero un poco più
ilPatetico % e l' efpreflìva , e un pò meno i
Paf-
7i
Pafiaggi potrebbono gloriar/! di aver con-
dotta T Arte alla fommità del grado .
Potrebbe anch' effere, che le ftravaganti £/twfaf*J\
idee , che in molte compofizioni ora fi fen- c c//y
tonofolTero quelle che toglieffero a fuddet-
ti Cantori il modo di poter unire il cantabile
alla loro intelligenza, imperocché queft*
Arie all' ufanza vanno a fpron battuto ad
agitarli con moti così violenti , che li pri-
vano di refpiro , non che di far pompa dei
loro finifiìmo intendimento. Ma Dio im-
mortale ! Giacché ci fono tanti Cómpofito- / t g
rimoderni (tra1 quali più d' un ve n'ha di t/w^^/J'"* .
mente eguale , e forfè più aperta di quelle^^*#«V|fo
de' migliori Antichi) per qual ragiono g '^ „ ,v*
con qual motivo efcludono fempre dalle ra-// AjA^rX? \
re invenzioni de5 loro belliilìmi penfieri ir/y"
fofpirato Adagio ? Che delitto può mai com-
mettere il fuo flemmatico temperamento?
Se non può galoppare coli' Arie , che corro-
no la pofta , perché non lafciarlo con quel-
le , che han bifogno di ripofo , o almen al-
meno con una fola , che pietofa affifta un in-
felice Eroe, allorché deve piagnere, e mo-
rire in Teatro? Signornò, Ja gran Moda-* * . t /*m
vuol che pianga , e crepi cantando prdto vfa*'J"*f
e allegramente .~Ma che! L'ira del girilo"* ^* u
moderno non fi placa col facrificio folo àel?^! Jr^**^^
Patetico j e dell' Adagio amici indivifibi»$uim* l'iM A
A HdWVL-
72
lifting., nia palla tant' oltre, che Tele Arie
non hknnò la terza maggiore fono anch' effe
per confederazione profcritte . Si può fen-
tir di peggio ? Signori Conipofitori ( io non
parlo agPinfigni, che colla dovuta venera-
zione ) la Mufica a mio tempo cangiò tre
volte ftile ; Il primo , che piacque su le Sce-
ne , e in Camera fu quello di Pierfimone 5 e
diStradella; Il fecondo e de5 migliori , che
vivono , e lafcio giudicare agli altri fé fieno
giovanile moderni. Del voftro, che non è an-
^ cora ^abilito affatto in Italia, e che di là da
^tttfM fi ^r^/IMonri non ha credito alcuno, ne parleranno
fé/? fra poco tépo i pofteri giacché le mode non
r* /**"/ ** " durano.Ma fé laProfeffione deve efiftere,e fi-
i m Jtwr* A' nir colMondo,o voi ftefli vi difingannerete,o
\/i/rMtMJ***J ***° "formeranno i voftriSucceffori7Sapete co-
, o - me ? Efiliando gli abufi; e richiamando il pri-
mo,il fecondo,e il terzo Tuono per fol levare
W ppveivjh* 0ait>,hS\ quinto, il fefto, e V ottavo oppreili dal-
le fatiche: Faranno rifufcitare il quarto , e
al fettimo morti per voi , e fepolti in Chiefa
'ér* vmuco> Finali': Pergufto di chi canta, e di chi
intende fi udirà V Allegro mifto di quando in
iA\ €* V quando col Patetico : Le Arie non faranno
tutte foffocate dalla indifcrezione degli Stru-
menti , che coprono V artificiofa miniatura
del piano, le voci delicate, e quelle ancora
di chi non vuol urlare ; Non foffriranno più
l'Ini-
73
1* importuna veffazione degli Unifoni inven-
tati dall' ignoranza per nafcondere al popo-
lo la debolezza di tanti , e tante • Ricupe-
reranno la perduta armonia ftrqméntale : Sa-
ranno compofte più per i Cantanti5che peri « fL€h%rl ' JPt\
Sonatori : La parte che canta non avrà più la
mortificazione di cedere il fuo luogo a i Vio- ^V» n ^^^
lini : I Soprani, e i Contralti non canteranno ^ fa L w _
tutte leArie all'ufo de'Baffi a difpetto di niil- ff
le ottave: E finalmente faranno fentir le Arie*
più gullofe , e meno fimi li : Più naturali , e
più cantabili : Fiùftudiate, e meno peno-
fe : E tanto più nobili quanto più lontane
dalla plebe. Magiàfento dirmi, chetali- ^
berta Teatrale er vafta, che la moda piace,
e che la mia temerità crefce ; Ed io norL.
dovrò rifpondere, che V abufo è maggiore y
che T Invenzione e perniziofa , e che la mia
opinione e comune? Sarò io forfè tra Profef-
fori quel folo che non fappia , che V ottima^
compofizione fa cantar bene, e che la peffima
pregiudica? Non abbiamo più d'una volta
fentito , che la qualità della medefima e {ta-
ta capace di ftabiiire in poche Arie il concet-
to ad un Cantor mediocre , e diftruggerio a
chi a forza di merito fé lo avea acquiftato?
La Mufica compofta da chi ha intelligenza y
e gufto iftruifce chi ftudia , perfeziona chi
fa, e diletta chi fente . Ma giacché fono en-
trato in ballo fi danzi . Chi
74
Chi primo guidò la Mufica in Ifcena pro-
babilmente pensò di condurla ai trionfi , ed
innalzarla al Trono . E chi fi farebbe imma-
ginato mai , che nel breve corfo di pochi Lu-
ltri ella vi dovefle fervire di fpettacolo fune-
fìo alla di lei propria Tragedia ? Fabbriche
eccelfe de' Teatri : Chiunque vi rimira fenza
fremere non confiderà, o non fa 5 che fiete
(late errette dalle preziofe rovine dell'armo-
nia; Voi fiete l'origine degli abufi, e degli
errori: Da voi nafee il moderno ftile , e la
moltitudine descrittori di Canzonetta;
Voi fiete la fola cagione , che pochiffimi fie-
no in oggi que'Profeflbri di ben fondato in-
tendimento a cui per giuftizia convengali
degniiTimonome di Maeftrr di Cappella^
poiché eflfendo ftato il povero Contrappunto
dal Secolo corrotto condannato a mendica-
re un pezzo di pane in Chiefa , allorché tri-
pudia P ignoranza di molti in Teatro, la_.
maggior parte de' Compofitori e ftata co-
rretta, o dall' avidità dell'oro, o dalle_/
troppo dure leggi dell' indigenza ad abban-
donarne talmente loftudio, che fi prevede
( fé noi foccorreil Cielo per mezzo di chi lo
pofliede in Eccellenza , o di quefti pochi
che nefoftengonoglotiofamente i cari Pre-
■■'*'" /
// ^ /cett* ) Che *a Mufica dopo aver perduti i
^fwp^d-nonii di Scienza , e di compagna della Filo-
fofia
75
fofìa corre manifefto pericolo d' efler riputa-
ta indegna d' entrare ne' Sacri Templi per le-
vare Io fcandalo a chi vi fente le Gighe ,
i Menuetti , e le Furlane ; E in fatti , do-
ve il gufto e depravato , chi potrebbe di-
stinguere le Compofizioni Ecclefiaftiche^
dalle Teatrali fé fi pagafle alla Porta ?
So che con giufti applaufi il Mondo ono-
ra cert' altri pochi Maeftri intelligentiflìmi
sì nelF uno , che nell5 altro ftile a quali indi-
rizzo chi ftudia per cantar bene ; E fé '1 loro
numero non foffe così riftretto,come fi crede
e penfo, io ne chieggo perdono a chi non vi
rertaife comprefo,fperando facilmente d'ot-
tenerlo,perche l'errore involontario non of-
fende, el' Uomo grande non conofee altra
invidia, che quella che è virtù • Gl'ignoran-
ti per lo più non foglion effere indulgenti ,
anzi fprezzando , e odiando tutto ciò , che _
non comprendono faranno quegli appun-
to , che non mi daran quartiere ♦
Dimandai per mia difgrazia ad uno di. que-
lli da chi avefle imparato il Contrappunto :
Dallo Strumento , mi rifpofc fubito. Buo-
no . Di che Tuono ( foggiunfi , avete voi
comporta P introduzione della voftr' Ope-
ra? Che Tuoni, che Tuoni (np interruppe
brufeamente ) con che mi andate voi in-
tronando il capo con quefte muffe interro-
ga
n6
gazioni? Si fente bene da che icuola veni-
te. La Moderna, fé noi fapefte, non co-
nofce altri Tuoni , che quelli, che fucce-
don al lampo , e con ragion fi ride della_*
fciocca opinione di chi s'immagina , che fie-
no due , quanto di chi foftiene, che divifi
in Autentici, e Piagali fieno otto Ce più fé
bifogna ) lafcia prudentemente libera la_*
volontà ad ognuno di comporre come gli
pare, e piace. Il Mondo a tempi voltri
dormiva, névi difpìaccia fé lo fvegliò il
noftro bizzarriffimo metodo con queir alle-
gria gradita al cuore , e che incita il piede
alla danza* Dettatevi ancor voi prima di
morire , e follevando la dura cervice dal
molefto pefo di tante idee (travolte , fate
veder, che la vecchiezza non difapprova
ciò , che la gioventù produce ; Altramen-
te fehtirete $ che le voftre ifteffe parole ri-
tornando in dietro vi diranno , Che l'igno-
ranza odia tutto quel che e ottimo. Le^
belle Arti vanno femprepiù raffinandoli, e
le pretendeflero di farmi mentire, laMufi-
ca mi diiFend?rà a fpada tratta, ella non
può andar più in fu . Svegliatevi dico, e
fé non fiete totalmente privo di giudizio
afcoltatemi impegnandomi di farvi confef-
fare , che candidamente vi parlo . Per pro-
va di ciò fentitc .
Che
77
Che il noftro vaghiamo ftile fia flato in-
ventato per nafcondere col bel nome di
MODERNO gì' infegnamenti troppo dif-
ficultofi del Contrappunto , non fi può ne-
gare •
Che vi fia irrevocabil legge fra noi di
efiliar perpetuamente il Patetico , è veriffi-
mo perché non vogliam malinconie.
Ma che da fatrapi vetufti fi abbia a dire y
che andiamo a gara a chi fa fpropofiti più
ftravaganti , e mai più intefi per vantarci poi
d' elferne gV Inventori , quefta é una mali-
gna e nera impoftura di chi ci vede efalta-
tì . Crepi l'invidia. A buon conto voi
vedete , che quella ftima che con pieni fuf-
fragj ci fiamo acquiftata decide ; E fo
un Mufico non e della noftra Tribù non
trova Protettor che Io guardi non che lo
ftimi ; Ma giacché parliamo in confidenza y
e colla fincerità fulla lingua , Chi può can-
tar bene , Chi può ben comporre fenza la
noftra approvazione ? Ogni merito che avef-
fe ( voi lo fapete ) non ci mancano modi
per rovinarglielo,anzi poche fillabe ci batta-
no per diftruggerglielo . GLI E5 ANTICO.
Ditemi in cortefia ; Chi mai fenza di noi
avrebbe portata la Mufica al colmo della-.,
felicità colla fola facilità di levare all'Arie
la nojofa emulazione de' primi ? de' fecondi
Vio-
7g .
Violini, e delle Violette? Ve forfè chi
tanto ofafse di ufurparci la gloria ? Noi ,
noi fiam quegli , che a forza d' ingegno l'ab-
biamo fatta falire al grado più fublime to-
gliendogli ancora lo ftrepitofo rumore de'
Baffi fondamentali in modo . . . . ( udite , e
imparate) Che fé in una Orcheftra vi foffe-
ro cento Violinifti lìamo capaci di compor-
re in maniera , che tutti fuonino nelPifteifo
tempo la mede/ima Aria > che canta la Parte.
Che ne dite ? Ardirete di biafimarci ?
Il noftro aniabiiitfimo metodo , Che non
obbliga alcuno di noi allo ftudio penofo del-
le regole : Che non inquieta la mente cogli
affanni della Specolativa, né ci delude con
quella vana cognizione , che penfa di ridur-
re in atto ciò , che fpecolando fi può inve-
ftigare : Che non pregiudica alla faluto :
Che incanta le orecchie alla Moda : Che
trova chi lo ama, chi Io pregia , echi lo
paga a pefo d5 oro * E voi oferete di criti-
carlo ?
Che direni noi di quelle tetre, eftucche-
voliffime compofizioni di quegli Uomini
che andate celebrando per i primi dell3 U-
niverfo , ben che non abbiate voce in capi-
tolo ? Non v' accorgete , che l' anticaglia^
di que' Lazzeroni fa venir V accidia ? Sa-
remmo ben pazzi a impallidire, e diventar
pa-
19
paralitici- Tulle Cartelle per cercar .P Ar-
monia , le Fughe , il loro Rovefcio , il Con-
trappunto doppio , la Multiplicazione de'
Suggetti , Strignergli , far Canoni , e diver-
s' altre feccaggini , che non fono più alla_*
Moda ( e quel che peggio è ) fono di poca
lode, e di minor guadagno . Che ne dite^
adeflb Sig. Critico , avete voi intefo? Si-
gnor sì . E bene cofa mi rifpondete voi >
Nulla :
Mi ftupifco ben sì , o Cantori aniatiflimi ,
del profondo letargo in cui fiete con tanto
voftro fvantaggio . Voi dovrefte fvegliarvi ,
che e ormai tempo , e dire a Componitori di
quefta fatta , Che volete cantare , e non bal-
lare •
DEL-
Se
DELLE
CADENZE.
LE Cadenze terminate dell'Arie fono di
due forte. Una da Contrappuntici chia-
mai! Superiore,o di fopra,e l'altra Inferiore,
o di fotto . Per farmi più facilmente capire
da chi ftudia dirò , Che fé una Cadenza foffe
( per efempio ) in C fol fa ut per B quadro le
note della prima farebbono La Sol Fa, o
quelle della feconda Fa Mi Fa* Nell'Arie
a voce fola , o ne5 Recitativi un Cantante
può fcegliere quella Cadenza, che più gli
piace , ma fé follerò accompagnate da voci ,
o da Strumenti non può cangiar la Superio-
re coir Inferiore, né quefta con quella.
Sarebbe fuperfiuo , eh' io parlali! dello
Cadenze Tronche , perché fono diventate
comuni a chi non e Profeflbre , e non fervo-
no , per lo più , che ne' Recitativi.
Le Cadenze poi di quinta in giù non com-
ponevano dallo ftile antico per un Sopra-
no cantando Arie a folo , o co' Strumenti
fé T imitazione di qualche parola non avef-
fe obbligato il Componitore . Quefte per
non aver altro merito che d* efler le più fa-
cili
8r
ci li eli tutte , e per chi feri ve > e per chi can-
ta fono in oggi le dominanti.
Nel capitolo dell' Arie ho efortato chi
ftudia a sfeggir il Torrente de5 Paflaggi alla
Moda , e mi fonò anche impegnato di dire
il mio debole fentimento fopra le Cadenze
correnti , ed eccomi pronto colla (olita
protetta però di efporlo con tutte le mio
opinioni al Tribunale inappellabile dell'In-
telligenza , e del Gufto ^ affinché come So-
vrani Giudici della Profeffione , o condan-
nino gli abufi delle moderne Cadenze , o
gì5 inganni della mia mente.
Ogni Aria ( per lo meno ) ha tre Caden-
ze , che fono tutte e tre finali . Lo ftudio de'
Cantori d' oggidì ( generalmente parlando )
confitte nel terminar la Cadenza della prima
parte con un profluvio di Paflaggi ad libi-
tum , e che POrcheftra afpetti . In quella-.
della feconda fi multiplica la dofe alle fau-
ci, e P Orcheftra s' annoja; Nel replicar
poi l'ultima dell'Intercalare fi da fuoco alla
girandola di Cartel S. Angelo , e P Orche-
itra tarocca . Ma perche mai aflbrdare il
Mondo con tanti Paflaggi > Io priego i Si-
gnori Moderni di perdonarmi la troppo ar-
dita libertà di dire in favor della Profeffio-
ne , Che il buon gufto non rifiede nella velo-
cità continua d'una voce errante fenza gui-
F da,
\
%2
da 9 e fenza fondamento , ma nel cantabile ,
fielìa dolcezza del Portamento , nelle Ap-
vpogglature , nell'Arte, e nelP Intelligenza
* de Palli 5 andando da una nota all' altra con
s angolari , q inafpettati inganni con ruba-
r mento dì Tempo , e /»/ MOTO de' Baffi,
i che fono le qualità principali indifpenfabil-
mente eflfenzialiflinie per cantar bene , e che
Fumano ingegno non può trovar nelle loro
capricciofe Cadenze . Soggiugnerò , ch^
antichiflimamente lo ftile dd' Vocalifti ( fe-
condo la relazione di chini' infegnò di fol-
feggiare) era infopportabile per motivo d*
una quantità di Palfaggi nelle Cadenze che
non finivano mai , comeadelfo , e che fem-
pre erano gP ifteffi , quali appunto fon' i
prefenti; Diventarono alla fin fine così odio-
fi , che furono 5 come perturbatori dell'udi-
to prima efiliati , che corretti ; Così anche
fuccederà a quelli al primo efempio d' un
Cantore accreditato , che non fi lafci più
fedurre dalle vane lodi popolari • Di quella
correzione i Succeffori di gran sfera fé ne
fecero una legge , che forfè non farebbe di-
ftrutta fé fodero in iftato di farfi fentire ,
ma P opulenza , le fluffioni , P età > e la mor-
te han privato chi vive di ciò , che nel Can-
to v'era di più mirabile ; Orai Cantori fi
ridono a bocca aperta fi della riforma , eh
de'
de' Pviformatori de' PaflTaggi nelle Cadenze *
anzi coir averli richiamati dal bando , e fata-
ti comparir su le Scene con qualche carica-
tura di più , acciocché pallino nelP opinione
de' gonzi per invenzioni pellegrine, guada-
gnano fomme immenfe d' oro , poco , o
nulla premendo loro fé fieno (tati abboniti ,
e deteinati per dieci , o dodici Luftri , o da
cento Secoli , E chi può biasimarli ? Ne P
invidia , né la pazzia oferebbon di farlo . Pe-
rò fé la Ragione , che non é invida, né fol-
le li chiamaffe alle fegrete confidenze del
cuore , e ali5 orecchio lor diceffe : Con qual
Ingiufto pretefto potete voi ufurparvi il no-
me di Moderni fé cantate alPantichiflima?
Credete forfè , che il fluiìb della voftra gor-
ga fia quello che vi produca richezze , e lo-
di ? Difingannatevi , e ringraziate Pabbon-
danza de' Teatri, la penuria d'ottimi Sog-
getti, e la ftupidità di chi v'afcolta. Cofa
rifponderebbono ? Noi so . Veniamo anco-
ra a conti più ftretti .
Signori Moderni , potete voi dir di non
burlarvi fra voi altri,allorché nelle Cadenze
ricorrete alla lunga filza de' voftri Palfaggi^v/^/;^
per mendicare applaufi dalla cieca ignoran-
za ? Voi chiamate quel ricorfo col nome di
Ltmq/tna chiedendo come per carità que-
gli eviva , che conofcete di non meritar per
f z giù- N
.84.
giuftizia , e in ricompenfa mettete in derido-
nei vofiri Fautori , quando non hanno ma-
ni, piedi, né voci, che badino per lodar-
vi ? Dov'è la buona legge , dov'è la gra-
titudine? E te mai te n' accorgeffero ? Dile-
t iffimi Cantori ,gli abufi delle voftre Caden-
ze fé vi fono utili , fono altrettanto perni-
ziofi alla Protezione , e fono i maggiori che
commettiate , perchè fon fatti a fangue fred-
do fapendo d* errare . A voftro vantaggio
difingannatene il Mondo , ed impiegate in
cofe degne di voi quel beliflìmo tallento,che
Dio vi diede . Con più coraggio intanto ri-
torno alle mie opinioni •
Bramerei volentieri di fapere con qual
fondamento nelle Cadenze fuperiori certi
Moderni di grido , e di nome famofiffimi
facciano tempre il Trillo fulla terza alta_.
della nota finale, poiché il Trillo (che in
quel cafo deve risolvere ) non può a cagione
della medefima terza, che eflfendo feftadel
Balio glielo impedifee, e le Cadenze refta-
no tenza rifoluzione . Quando anche cre-
deflero, chei migliori infegnamenti dipen-
defilerò dalla Moda , parmi con tutto ciò,
che doveffero qualche volta chiedere air
udito s'egli éfoddisfatto d'un Trillo bat-
tuto dalla fettima , e fefta d' un Baffo che
faccia Cadenza , e fon ficuro che direbbe
di
S5
di nò . Dalle regole degli Antichi s'impa-
ra, che il Trillo va preparato nelle fletta
Cadenze. fulla feftadel Baffo , affinchè dopo
fi faccia fentire fulla quinta , perché quello
e il fuo luogo.
Diverfì altri di quella sfera fanno le fud-
dette Cadenze all' ufo de Baffi , cioè di
quinta in giù con un Paffaggio di note ve-
loci cadendo di grado col fuppoftodi can-
tar bene , o di coprir l'ottave , però, benché
mafcherate fi fan conofcere , e ne reftano
delufi.
In qualflvoglia Cadenza tengo ancora^
per infallibile, che i Profeffori primarj non
poflano formare ne' Trilli , né Paffaggi fulle
penultime fillabe di quefti Vocaboli v. g»
Confonderò , Amerò &c. poiché fono or-
namenti , che non convengono sii quelle fil-
labe che fon brevi , ma bensì sii le loro ante-
cedenti .
Moltiffimi poi di feconda sfera terminano
le Cadenze inferiori alla francefe fenza tril-
lo,opernonfaperlo fare,o per la facilità di
copiarle , o per cercar qualche cofa , chQ
foftenga in apparenza il nome di Moderni ,
e sbagliano in foftanza, imperocché iFran-
cefi non fi privano del trillo nelle Caden-
ze di fotto che neir Arie patetiche, e i
noftri Italiani foliti a caricar le Mode io
F 3 efclu-
M
efcludono in tutte , benché nelle allegre d
vada per obbligo # So , che un buon Can-
tante può con ragione aftenerfi di farlo
nelle cantabili ancora , però di rado , che
fé una di quelle Cadenze e tollerabile fen-
za quel vago ornamento e affolutamento
impoflibile di non tediarti in fine a tante ,
e tante , che muojono di morte impro vvifa .
Sento , che tutti i Moderni ( o amici , o
inimici del trillo , che fieno ) vanno alle fud-
dette Cadenze inferiori con una Appoggia-
tura alla nota finale su la penultima filla-
ba del vocabolo * equefto ancora mi fem-
bra difetto, parendomi, Che in quella oc-
cafione 1' Appoggiatura non fiaguftofa , che
full' ultima fillaba all' ufo antico, o di chi
fa cantare *
Se nelle fteffe Cadenze di fotto i migliori
Vocalici d'oggidì credono di non errare,
allorché fanno fentire la nota finale prima
del Baffo , s'ingannano alPingroffo , perché
gli e error maflimo , che ferifce V orecchio ,
e i precetti , e che diventa doppio andando,
(come fanno) alla medefima nota coli' Ap-
poggia tura, la quale, oche afcenda, odi-
fcenda fé non cade dopo del Baffo é Tempre
peffima i
E non farà forfè peggior d' ogni difetto il
tormentare gliafcoltanti con mille Caden-
ze
g7
ze tutte fatte a un modo? Da che procede
quefta fecca fterilità, fé ad ogni Profeifo-
re e noto, che per farfi ftimar cantando il
mezzo più efficace è la fertilità de" ripie-
ghi ?
Se fra tutte le Cadenze dell'Arie l'ultima
concede qualche moderato arbitrio a chi
canta , acciò fi conofca il fine delle medesi-
me Tabufo éfoifribile, ma fi cangia in abbo-
minevole5quando un Cantore fi mette di pie
fermo co' fuoi nojofi gargarifmi a naufear
g|? intelligenti 5 che tanto più penano, quan-
to più fanno , che i Compofitori lafciano
ordinariamente in ogni Cadenza finale qual-
che nota, che bafta ad un ornamento dis-
creto , fenza cercarlo fuor di Tempo , fenza
gufto , fenz'arte 9r e fenza intendimento .
Stupor maggiore m' occupa affai più la
mente fé rifletto , che lo ftile moderno dopo
di aver efpofte tutte le Cadenze dell'Arie
Teatrali al martirio d' un moto perpetuo ,
abbia anche la crudeltà di condennare nella
fteffa pena non folamente quelle delle Can-
tate , ma di non perdonarla né meno alle
Cadenze de5 loro Recitativi . Pretendono
forfè i Vocalifti col non distinguere laCame-
ra dalle fmoderate gorghe della Scena d'e-
figere gli eviva plebei ne' Gabinetti Reali?
Povere note ! Voi non fiete più figure di
F 4 Mtt-
88
Mufica , che fé lo fofte , noi: fenza ingiuftizia
farefte alienate dalla Sovranità delle Leggi .
Un'ottimo Scolaro ne fugga Pefempio,
e colPefempio gli abufi, i difetti , e tutto
ciò , che e dozzinale , e comune sì nelle Ca-
denze , che altrove *
Se P inventar Cadenze particolari fenza-*
ofFefa del Tempo è ftata una delle degne oc-
cupazioni de5 chiamati Antichi , chiunque
ftudia la rimetta in ufo , proccurando d' imi-
tarli nell' intelligenza di faper rubare un pò
di Tempo anticipato , e di ricordarfi , che
i Conoscitori dell' artificio non afpettano di
ammirarne la bellezza nel filenzio de? Baffi.
Molti,e molt' altri errori odonfi nelle Ca-
denze i quali erano antichi 5 e fon diventati
moderni ; Furono ridicoli, e le fono ; Onde
considerando , che chi muta ftile non lo mi-
gliora, poffo probabilmente conchiudere,
Che il cattivo fi corregge dallo ftudio , e
non dalla Moda »
Or lafciamo di grazia in pace per qualche
momento le opinioni de5 chiamati Antichi, e
de' creduti Moderni per offervare qual pro-
fitto abbia fatto lo Scolaro, giacché defidera
di farfifentire. Si afcolti dunque fenza ab-
bandonarlo d' Iftruzioni più forti, affinché
giunga alnaeno a meritare il nome di buon
Cantante, quando non pofla ottenerne un.^
maggiore • O S-
OSSERVAZIONI
Per chi canta.
ECco il Cantore in pubblico mediante gli
effetti di quello ftudio a cui fi applicò
nelle già fcorfe lezioni . Ma a che ferve il
farvifi vedere ! Nel gran Teatro del Mon-
do , Chi non rapprefenta un degno Perfo-
naggio non fa altra figura , che di vile coni-
parfa •
Dalla fredda indifferenza , che in moltif-
fimi Vocalici fcorgefi per la Profefiìone fi
conghiettura 5 che afpettino la Mufica fup-
plice in atto implorando la grazia d' effer
benignamente accettata dalla loro genero-
fa bontà come umiliflima , & obligatiffima
ferva .
Se tanti , e tanti non folfero perfuafi d*
aver abbaftanza ftudiato non farebbe cos!
rado il numero degli ottimi , né così folto
quello degi' infimi • Quefti per dir a men-
te quattro Kirie penfano d' effer arrivati
al Non plus ultra ; Se poi lor prefentate
una Cantata facile , e ben copiata , allora
in vece di foddisfare al debito coli5 impe-
gno j vi diranno con impudente difinvol-
fura ? Che gli Uomini grandi non fono obbli-
gati di cantar volgare alV improvvido . Echi
non riderebbe ! Quel Mufico che fa , che
le parole, o latine , o italiane che fieno ,
non fanno cangiar forma alle note s* imma-
gina fubito , cheil pronto ripiego di queir
Uomo grande nafca dal non cantar fran-
co, oda! non faper leggere , e P indovina •
Infiniti fono quegli altri , che fofpirano il
momento d' ufcire dalle penofe fatiche
de' primi fludj per aver la forte d'en-
trare nellla turba de5 Mediocri ; Quando
poi giungono con quel poc® che fanno ad
urtare per Divina Provi denza in chi li pa-
fca , fanno immediatamente una belliifima
riverenza alla Mufica , nulla curandoci, che
il Mondo fappia fé fieno , o non fieno fra vi-
venti • Queitinon credono, chela Medio-
crità in un Cantante fignifichi ignoranza »
Ve ne fono anche diverfi , i quali non.,
iftudian altro, che i difetti, e fono dotati
d* una maravigliofa facilità cT impararli tut-
ti , e d' una memoria profonda per non di-
menticarfene mai . Il loro genio è così in-
clinato ai cattivo , che fé dalla natura han-
no per forte un' ottima voce , fono incon-
folabili fé non trovano Parte di farla diven-
tar peffima •
Chi nutre però fentimenti migliori cer-
che-
pi
Cherà lina più nobile i é più riftrettà com-
pagnia é Conofcerà il bifogno , che ha d*
altri lumi , d'altri documenti $ e d'altro
Maeftro ancona* Da qUeftó von'à appren-
dere coli* arte di ben cantare quella di fa-
per vivere , che tutta confìtte nelle belle
convenienze della vita civile * Unita i che
quefta fia al merito > che fi farà nel Canto ,
allora ei potrà fperare la grazia de' Monar-
chi , e la ftima univerfale è
Se afpira al concetto di giovane di fpiri-
tò , e di giudizio nonjfia vile , né temerario » ' ava mflw
Fugga le perfone abbiette , o fcreditate, e ^ * ^^^/£
foprattutto iìria lontano da quelle i che fi ab-
bandonano a fcandalofe licenze ♦
Non e da praticare quei Profeflòre ancor-
ché ifìfigne , fé ha maniere plebee , e difap-
provate , a cui non prema > purché faccia
la fua fortuna, fé fia a corto del fuo decoro •
Ottima fcuola eia Nobiltà da cui tanto
s' impara , quanto é gentile ; Ma ficcome
non ¥ è regola feiaza eccezione , dove il
Mufico non trova il fuo luogo fé ne difco-
fti fenza dolerfene , perché baftantemente
parlerà per lui il fuo ritiro*
Se non foffe ricompenfato da Grandi non
fé ne lagni mai, poiché fi guadagna poco
fi può perder molto, e non è raro il cafo »
Il miglior partito é quello di più attenta-
mente
gì
mente fervidi per aver almeno il piacere *
o di vederli una volta grati y o di farli fem-
pre più ingrati •
I miei lunghi , e raddoppiati viaggi mi
hanno dato campo di fermarmi poco men y
che in tutte le Corti d'Europa , e gli efem-
pli più che le mie parole dovrebbono per-
suadere ogni buon Cantante di vederle sì ,
ma fenza impegnare la libertà all' inganno »
Locatene benché d'oro non lafciano d'efler
catene , e non fon tutte di quel preziofo me-
tallo; Oltre di che il pane che vi fi tira co5
denti ( quando non è di farina de' Padroni 5
e non fi regala bene i loro Fornaj ) ve lo im-
pattano d5 un certo loglio , che lo fa parer
bianco di fuori, ma dentro è cosi nero y
che fé non fi converte in veleno produce^
eifetti di tanto pregiudicio , Che incanta
chilo compra, accieca chi lo vende, chi
lo mangia noti iftudia più, inganna chi lo
crede perpetuo , é poco cotto per la falu-
te del corpo , e troppo crudo per quella-,
dell'anima .
Il Secolo della Mufica farebbe già finito
fé i Cigni non faceffero il loro nido su qual-
che Teatro d2 Italia , o su le fponde Reali
del gran Tamigi . O cara Londra ! Su gli al-
tri fiumi non cantano più come folcano con
ntrjjuA*^ foa ve dolcezza la propria morte ? ma pian-
^WU / S ' / AJ ' fi00
idi ' Jr?f*i>'* re'h*'^*^ r*J">*J tec/tà+nw% #4w
W W9VL
91
gon ben sì amaramente quella d' AUGU-
STI , & adorabili PRINCIPI, da' quali
erano teneramente amati, e (limati. In^
oggi Alia res Sceptrum^alta Pleéìrum . Que-
llo è il folito corfo dell' umane vicende , e
per divino Decreto giornalmente fi vede ,
Che tutto ciò che quaggiù e in moto , giun-
to che fia al fornàio bifogna che per ne-
ceffità declini . Lafciamo le lagrime al cuo-
re, e fi parli di chi canta.
Quello s' egli è prudente non dovrà lafciar
ufcire dalla fua bocca fenza motivo di ra-
gione quelle affettatiffime parole , che dif.
guftano , e fono tanto in ufo , cioè Oggi non
pofio cantare , fon raffreddato morto , e nel
dirF. S. mifcufi^ fi tofle un poco. Potrei
atteflare , che nel lungo corfo della mia vi-
ta non ho potuto fentir mai da Vocalifti
quella benedetta verità Oggi fio benerqiim±
tunque lafincerità gli obbligaffe di pubbli-
carla ; Rifervano quella intempefliva con-
feffione pel giorno feguente, incili noiu.
hanno poi alcuna difficoltà di dire Honfono
fiato a miei dì così bene in voce comejeri ; E*
però vero , che in certe congiunture non_.
iblo è compatibile, ma neceifario il prete-
fio , perchè a dirfela , V indifcreta economia
di taluno che vuol fentire la Mufica fé gli
coftafse anche un vi ringrazio , arriva tant*
oltre
94
oltre , che crede obbligati i Profeflbri di
fervir fubito gratis , e che il rifiuto fia un*
ingiuriofa oflfefa , che meriti odio , e ven-
detta ♦ Ma fé e legge Umana , e Divina, che
ognuno viva delle fue onorate fatiche , qua!
barbaro Iftituto condanna i Mufici a fervir
fenza mercede ? O maledetta prepotenza J
Ofordida avarizia!
Un Cantante pratico del Mondo diftingue
5 comandi , e le maniere di comandare an-
cora ; Sa ricufare obbligando , e farfi gloria
d'ubbidire, non ignorando , che il più fino
intereffato cerca talora di fervir fenza inte-
reffe .
Chi canta per defiderio dì farfi onore già
canta bene , e canterà meglio col tempo ; E
chi nonpenfa, che al guadagno impara la_*
miglior lezione per eìfere un povero igno-
rante .
Chi crederebbe mai ( fé la fperienza noi
facefle vedere ) che la più beila virtù pre-
giudicafle un Cantore ? E pur dove trionfa
l'ambizione, o la fuperbia ( innoridifco a dir-
lo ) P adorabile umiltà tanto più avviiifce
quanto e più grande ♦
Farmi a prima viltà , che la fuperbia con
audace pofl'effo ufurpi il luogo all'intelligen-
za, però fé metto gli occhiali ci vedo l'igno-
ranza in mafchera ♦
La
9%
La fuperbia altro non e, che un' artificio
del corpo , gonfio dalla politica per nafcon~
dere la debolezza dell'ingegno: Eccono
P efempio ; Certi Cantanti non farebbon©
imperturbabili nella difgrazia di non poter
dire all' improvvifo quattro note, fé colla
loro intumidita malizia non fapeflero dar ad
intendere al pubblico a forza di ftrette di
fpalie, d'occhiate torbide, e di maligno
voltate difetta, che quegli errori mafficci^^^^^v^
eh' efli commettono fono delP Organifta , o
dell' Orcheftra .
Per umiliar la fuperbia bafta levargli il fu-
mo delPincenfo*
Chi canterebbe meglio d' un fuperbo fé
non fi yergognaffe di ftudiare?
Chi s' infuperbifee a i primiapplaufi fenza
riflettere fé vengono dalla forteto dalla adu-
lazione e pazzo • E fé crede di meritarli ha
finito .
Chi non regola la fua voce a mifura del fi-
to dove canta deve correggerti , efìfendo
grandiffima balordagine di chi non diftingue
un vafto Teatro da un Gabinetto angufto*
E5 da biafimarfi aflai più chi cantando a
due, a tre , e a quattro copre la voce de*
Compagni , poiché fé non e ignoranza è
qualche cofa peggiore •
Tutte le conipofizioni a più voci devom
caii-
96
cantarfi come ftanno , né voglion altr' arte ^
che femplice , e nobile . Mi fovviene , o
mi fognai d'aver fentito un famofo Duet-
to meffo in pezzi minuti da due Profeflbri
di grido y impegnati dalla emulazione a
proporrete vicendevolmente a rifponderfi,
che in fine terminò in una gara a chi faceva
più fpropofiti •
La correzione degli amici accreditati in-
fegna molto ; Maggior profitto però fi rica-
va dalla rabbiofa critica de5 Malevoli , che
quanto più e intenta afcoprire i difetti al-
trui , tanto più grande e il benefizio fenz,*
obbligo •
Chiunque canta tenga per indubitato ,
che gli errori corretti dagl'inimici fono co-
sì ben purgati , che non lafciano fegno al-
cuno , e tofto fi dileguano dalla vifta , è
dalla memoria ; Ma gii emendati da fé , o
fi fanno incurabili , o reftano cicatrici per-
petue , che minacciano ad ogni momento di
riaprirfi .
Chi canta con applaufo in un luogo folo
non formi gran concetto del fuo fapere;
Cangi più volte Clima 5 e allora con difcer-
xiimento migliore conofcerà fin dove arri-
va il fuo talento .
Per piacere univerfalmente la ragion dice
che fi deve cantar fempre bene ; e s5 ella-»
tace.
91
tace , Y utile con forti efpreffioni eforterà
d'unirfi al gufto ( purché non fia depravato )
di quella Nazione cheafcolta, e fpende*
Se chi canta bene provoca l' invidia , fé
canta meglio la confonde .
Non fo fé un perfetto Vocalifta poffa_#
anch' effere perfetto Attore , poiché la_»
mente divifa in un5 ifteifo tempo da due
operazioni differenti probabilmente inclina
più all'una , che all' altra ; Eifendo però
affai più difficile di cantar bene che di ben
recitare y il merito del primo prevale al fe-
condo . Che bella felicità farebbe di chi
egualmente le poffedeffe in perfetto grado !
Se diflì che un Cantante non deve più co-
piare, ora lo replico colla ragione apprefc
fo : Il copiare è da Scolaro , e l'inventar è
da Maeftro .
Chi canta fovvengafi, che Poziofa pigri*
zia e quella che copia , e non fi copia male ,
che dall' ignoranza.
Prima , che 1' intelligenza collo ftudio
faccia un bravo Cantore , V ignoranza con
una copia fola ne fa mille cattivi ; Però fra
quelli non v' è chi la riconofca per Precet-
trice .
^ Se tante e tante Cantatrici ( tra le quali
rifpetto chi devo ) fi accorgelfero 9 che per
copiarne una buona fono diventate pefiime ,
G non
98
non fi farebbowo rìdicolofiflimamente bur*
lar fu Teatri colle loro affettazioni predi.*
mendo di cantar le Arie della medefima co«
gli ftefli paflì . Il loro inganno è così gran-
de (quando non foffe de5 loro Maeftri ) che
fi lafcian più tofto guidare dalPiftinto del-
le pecore, e delle grue, che dalla ragio-
ne , poiché quella fa vedere , che per ftra-
dediverfe fi cammina agli applaufi , e cogli
cfempli paflati , e prefenti fa anche in oggi
ii " tj fentire , che due Donne non farebbono
^{T . ' egualmente fublimi fé una copiafie l'altra*
■■ cH,Jfiwd Se la convenienza , che fi deve al bel Seflò
non gli perdona Tabufo di copiare allorché
pregiudica alla Profeflìone, cofa dovrà dirfì
mai della debolezza di que' Vocalifti 5 che
in vece d' inventare copiano non folo lo
Arie intere degli Uomini , ma ancho
quelle delle Femmine ? O gran cecità
che toglie il lume al buon fenfo ! Supporta
un' impofiibile , cioè, che un Cantante ar-
ri vaffe a copiare in maniera , che non fi
conofeeffe l'originale , crederebb* egli forfo
di poter attribuirli un merito che non è
fuo , e di ftar fulle gale cogli abiti altrui
fenza temer di reftare ignudo ?
Chi fa copiare nella Mufica non piglia-*
altro che il Difegno, perché queir orna^
mento che fi confiderà con ammirazione
fin-
99
finché gli e naturale, perde immediatamente
lafua bellezza fé gli e artificiale •
L'artificio più degno d' un Profeflòre de-
ve imitarfi,e non copiarfi; A condizione an-
cora che non Tornigli né men per ombra al-
l' originale, altramente in vece d'unabeL-
la imitazione diventa una copiacela.
Non fo decidere fé fia più da fprezzarfi chi
non può imitar fenza caricature chi canta
bene , o chi non imita bene fé non chi canta
male •
Se molti Cantori fapeffero , che la catti*,
va imitazione è un mal contaggiofo, che
non fi attacca a chi ftudia , il Mondo non
farebbe ridotto air infelicità di non poter
vedere in un Carnovale altro che un Teatro
provvido d' ottimi Soggetti fenza fperanza
di vicino rimedio. Suo danno; Impari di
lodare il merito > e di non confettar il bia-
simo , per fervirmi d' un vocabolo modefto .
Chi non fa rubare il Tempo cantando, non
fa comporre , né accompagnarfi , e refta pri-
vo del miglior gufto , e della maggiore in-
teiiigenza .
Il rubamento di Tempo nel patetico e un
gloriofo latrocinio di chi canta meglio degli
altri 5 purché l'intendimento , e l'ingegno
ne facciano una bella reftituzione .
Efercizio non men necelfario di quello é
G z lo
1
Io ftudio mellifluo del Portamento di voce
fenza di cui ogni applicazione è vana_* »
Chi ne pretende l' acquifto oda i precetti
del cuore più che quelli dell' arte »
O gran Maeftro e il Cuore ! Ditelo voi
Cantori amatiflimi , e dite per obbligo di
' gratitudine , Che non farefte i primarj della
w}w wt. i>rofeflìone fe non fofìe fuoi Scolari ; Dite ,
>- Che in poche lezioni ei v' infegnò Y efpref-
(iva più bella , il gufto più fino, V azione più
nobile , e l'artificio più ingegnofo : Dits^
(benché non fia credibile ) Che corregge i
difetti della natura , poiché raddolcisce la
voce afpra , migliora la mediocre , e per-
feziona la buona : Dite , che quando can-
ta il cuore voi non potete mentire , né la_^
verità ha maggior forza di perfuadere : E
pubblicate in fine ( giacché non poifo dirlo
io ) Che da lui folo imparafte quel non so
che d ignoto foave che fottilmente palfa di
vena in vena , e trova l'anima.
Ancorché la ftrada del cuore fia lunga-. ^
fcabrofa, e cognita a pochi, nondimeno le
fue difficultofe oppofizioni non fono ino-
perabili da chi non fi ftanca di ftudiaire •
Il primo Vocalifta del Mondo ftudia fem-
pre , e tanto ftudia per mantenerfi il con-
cetto quanto facea per acquiftarfelo .
Per arrivare a quel gloriofo fine ognun fa
che
IO!
che non v' è altro mezzo che Io Audio , ma
non bafta; Bifogna anche faper come, e
da chi fi deve ftudiare .
Ci fono in oggi tanti Maeftri quanti fono
i Profeifori di tuttala Mufica in generale;
Ciafcheduno infegna, non già i primi Ele-
menti ( Dio guardi ) quefti ferifcono nella.»
parte più fenfitiva l'ambizione; Parlo adeifo
di chi prefume di far il Legislatore nell'arte
più finita del Canto ; E ci maraviglieremo
fé 'Ibuongufto fi perde, e fé la Profeflione
va in precipizio? Si dannofa temerità regna
egualmente in chi aprendo la bocca pepfa
di cantare come ne5 Sonatori più infimi , i
quali benché non abbiano faputo, né canta-
to mai pretendono dì perfezionare, non che
<P iftruire , e trovano de' goffi che fé ne lu-
iingano • Gli Strumentila poi di credito s*
immaginano , che i bellifiimi Fallì delle loro
dita facciano per la voce il medefimo effet-
to , e non fon più quelli ♦ Io farei forfè il
primo a condennare il troppo ardire di que-
lla findicatrice libertà fé foffe diretta ad of-
fendere que' Cantanti , e Sonatori degniffi-
mi, che fanno cantare, e infegnare ; Ma
lalafcio correre, perché la fua intenzione
fé n5 va dirittamente a correggere la petu-
lanza di chi non é capace con quelle poche
parole jJgequgà ftgif$ che dicono a chi non
Q % In-
102
intende il latino ; Tu ftudia di folfeggiare ^
è tu di fonare il tuo Strumento .
Se talvolta fuccede , che un cattivò Iftrut-
tore faccia un' ottimo Allievo , allora gli e
incontraftabile, che il dono naturale di chi
ftudia fia maggiore della infufficienza di chi
infegna , e non è da ftupirfene , perché fé
di tempo in tempo non fi fuperaflero anche
5 migliori Maeftri, le Arti più belle fareb-
bono già fepolte .
A molti parrà , che ogni perfetto Voca-
lifta debba eflere perfetto Infegnatore anco-
ra , e non e così , imperciocché quel fuo in-
tendimento ( quantunque grande )é infufli-
ftente fé non é accompagnato da una facile
comunicativa , da un metodo addoflato al-
l'abilità di chi cerca d' imparare , da qual-
che cognizione di Contrappunto, dallr iftrui-
re in modo che non fi conofea la lezione , e
dall' ingegnofo talento di feoprire il forte ,
e di coprir il debole di chi canta , che fono
i principali, e i più neceffarj infegnamenti .
Un Maeftro che le fuddette qualità pof-
fegga può infegnare . Con effe invita il de-
siderio allo ftudio : Colle ragioni corregge
gli errori ; E cogli efempli incita ilguftoad
imitarlo .
Ei fa , che tanto difpiace la fterilità degli
ornamenti quanto l'abbondanza^ non igno-
i*an-
rando , che un Cantore fa languir col poco ,
ed annoja col troppo ; Anzi di quefti due di-
fetti odierà più il primo , benché offenda-*
nieno,elfendo più facile il fecondo ad emen-
darli •
Non avrà ftima alcuna di chi non ha mi-
gliore artificio , che i Paffaggi digrado, e
dirà , che abbellimenti di quella fatta , che
con giuda comparazione chiamanfi Razzi
fono per i Principianti •
Lo fteflfo farà di chi penfa di far ifvenire
gliafcoltanti con nna languidezza , paflan-
do di fua invenzione dalla terza maggiore
del Baffo alla minore «
Dirà, che quel Cantante è fiacco, quando
Infegna in Teatro di fera in fera tutte le fue
Arie all'Udienza, che per fentirle fempre
fenza la minima variazione non ha difficoi-*
tà d' impararle a mente .
Lo fpa venterà V ardito coraggio di chi
troppo s'ingolfa con poca pratica , e meno
ftudio di Nautica unificale, poiché all'ofcu-
rarfi dell'aria perde la tramontana , e lon-
tano dal Porto chiede ajuto per falvariì>cor-
xendo grandiffinio pencolo di naufragare fé
non e foccorfo •
Non loderà chi prefume di cantar duo
terzi d'Opera da fé con ferma promeffa di
non iftufar mai 5 come fé gli foffe con*
G 4 ceffo
io4
<eflb quaggiù il privilegio divino di piacer
fempre • Quello non fa i primi principi del-
la canora politica, ma glie V infegnerà ii
tempo. Chi canta poco , e bene, canta.*
beniffimo .
Si riderà di chi s' immagina di foddisfare
il pubblico colla magnificenza dell'abito,
fenza riflettere, chela pompa ingrandifce
egualmente il merito , e F ignoranza • I
Vocalifti , che non han altro , che la fac-
ciata pagano agli occhi quel debito, che
contratterò coli' orecchie .
Non fentirà fenza naufea l' inventato ftile
emetico di chi canta a onda di Mare provo-
cando le note innocenti con villane fpinte
di voce ; Difetto difguftofo , e incivile ,
però eflendo venuto anch' elfo di là da Mon-
ti paflaper rarità moderna .
Si ftupirà del Secolo incantato in cui molti,
e molte fi fanno pagar bene per cantar male *
Se la Moda aveffe buona memoria non a-
yrebbe forfè piacer di ricordarfi ,che vent*
anni fono chi cantava mediocremente rap-
prefentava fu* Teatri di fecondo rango un_*
niifero Perfonaggio , e in oggi gP imboccati
come i Papagalli tesorizzano fu i primi .
Biafimerà alfaipiù l'ignoranza negli Uo-
mini per T obbligo , che hanno di ftudiar più
delle Donne •
Non
I05
Non (offrirà chi a distruzione dei Tempo
cerca d'imitarle per acquiftarfì il nome di
Moderno.
Si maraviglierà di quel Cantore , cho
avendatma profonda intelligenza dèi Tem-
pò non fa poi fervirfene per non efferfi ap-
plicato mai allo ftudio di comporre y né d'
accompagnarli. L'inganno gli fa crede-
re , che per e fiere Uomo grande il can-
tar franco bafti , e non fi avvede , che la
maggior difficultà , e tuttala bellezza della
Profdfione confitte in ciò , che ignora ; Gli
manca quell' arte , che infegna di guadagna,
re il Tempo per faperlo perdere , che è uri^
frutto del Contrappunto , ma non cosi fapo-
rito come quello di faperlo perdere per ri-
cuperarlo : Produzione ingegnofa di chi in-
tende la compofizione , e di chi ha miglior
gufto.
Gli difpiacerà V imprudenza di chi fa tra-
durre ili latino le parole dell' Arie più lubri-
che del Teatro per cantare i1 iftefia Mufica_*
con appiaufo in Chiefa , come fé tra l' uno >
e l'altro ftile non vi foflfe differenza alcuna y
e conveniflero a Dio gli avanzi delle Scene.
Cofanon dirà egli di chi ha trovato 1' ar-
tificio prodigiofo di cantar come i grilli >
Chi iì farebbe mai fognato prima della Mo-
da , che dieci , o dodici crome in fila fi pò*
G 5 tef-
io6
teflero tritolare a una a una con un certo tré-
nior di voce y che pafifa da poco tempo in_a
qua fotto nome di Mordente frefco ?
Più forte impulfo però lo sforzerà a dete-
ftar 1' invenzione di rider cantando , o di
cantar come le galline quando han fatto
l'uovo* Vi faranno altri animalucci degni
d' effere imitati per metter fempre più in ri-
dicolo la Profeffione ?
Difapproverà il maliziofo ripiego d' un
accreditato Vocalifta y allorché in Teatro
parla , o ride co* fuoi Compagni per far cre-
dere al pubblico , che non e degno della fua
attenzione uno , o una , che comincia a pro-
durli , e che fta cantando la fua prima Aria
di cui però ne teme ,one invidia gli ap-
plaufi .
Non potrà tollerare la vanità di quel Can-
tante, che pieno di fé fteffoper quel poco 5
che imparò s' afcolta con tanto diletto , co-
me fé andaife in ella fi . Idolatra di fé medèfi-
mo 5 è tiranno d' intenzione con tutto il Ge-
nere Umano pretende d'impor illenzio, e
maraviglia , e che la fua prima nota dica all'
Udienza Afcolta , e muori j Quefta , che^
vuol vivere fenza curarti di fentirlo parla for-
te y e forfè poco ben di lui • Crefce intanto
alla fecond' Aria il tumulto , che finalmente
diventando maggiore alla terza ci fé lo figu-
ra
107
ra un torto manifefto ,■ e In vece di gaftigare
la Tua mal concepita oftentazione collo Au-
dio maledice il gufto depravato dì quella-^
Nazione, che non loftima, e minacciando-
la di non tornarvi mai più y V orgogliofo fé
ne confola •
Si burlerà di chi non vuol recitare fé non
fceglie il libretto , e il Compofitore a fuo
piacere, colla condizione ancora di noiu*
cantar mai in compagnia del tale, né fenzat
la quale»
Con fimile derisone oflerverà cert' altri %
che con una umiltà peggior della fuperbia
vanno di palchetto in palchetto raccogliendo
le Iodi più illuftri fotto preteso di profondo
oflequio, e la (era feguente diventano più^fa-
migliari , che P Epiftole di Cicerone* V u-
miltà , e la mpdeftia fono le più belle virtù
dell'animo, ma però fé non fono accompa-
gnate da un pò di decoro fi alfomiglianp alP
ipocrifia »
Non formerà gran concetto dì chi non fi
contenta della Parte , e non P impara mai ;
Di chi non canta fenza inchiudere in ogni
Opera un' Aria y che porta fempre in tafea :
Di chi regalai! Maeftro per aver un' Aria^^
comporta per un' altro ; Di chi ftudia una
quantità di cofe inutili , e trafeura le piuim*
portanti ; Di chi a forza di raccomandazi©-
G é ni
io»
ni ingiufte fi fa burlar col Corettore: Di
chinondiftendela voce in odio del pateti-
co; Di chi galoppa per feguir la Moda; e
di tutti i più cattivi Vocalici > perché fon,*
quegli appunto y che la corteggiano ( non
conofcendo il forte ) per impararne il de-
bole»
Non troverà in fomma degno di merito,
che quel Cantore corretto , che efeguifce
con abbondanza di ripieghi particolari ciò,
che gli detta V intelligenza all' improvvifo,
fapendo , che un Profeffore di primo grido
non può (benché voleffe ) replicar un5 Aria
cogli fteifi Pafli . Chi canta premeditato già
ftudiò la fua lezione a Cafa •
Dopo d5 aver emendati diverfi altri abufì ,
e difetti in vantaggio di chi canta , egli ri*
tornerà con più forti ragioni a perfuaderlo
di ricorrere alle regole fondamentali 5 acciò
gi'infegnino d5 operare fui Baffo andando
con ficuri , e mifurati pafli da un intervallo
all'altro fenza timor di cadere. Se poi il
Cantante gli diceffe , Signore voi vi affatica-
te indarno, La cognizione degli errori non
bafta, ho bifogno d5 altri documenti, che
di parole , e non fo dove impararli orche
T Italia mi fembra fcarfa di buoni Iftruttori ;
Allora ftrignendofi nelle fpalle, più co' fo-
fpiri , che colla voce gli rifpoaderà ; Che
fé
fé pei4 1* avvenire i Vocaliftl non beveifero
la Mufica col latte , o non foflero inneftati
come i virgulti ei proccuri d' apprenderli
dai migliori , che cantano ( tra7 quali vi é
fempre il più cofpicuo ) oflervando fpecial-
mente due Donne di merito fuperiore ad
ogni lode , che ajutano anch' effe a foftener
in oggi con forza eguale, e con differente
fèlle la vacillante Profeffione, affinché dalla
decadenza non vada fi tofto in rovina. Una f -
è inimitabile per privilegiato dono di can- t^ti*^'**1**
tare , ed' incantar il Mondo con una pro-
digiofa felicità di efeguire, e con un certo
brillante {ingoiare , e guftofo che inven-
tato ( non so fé dalla natura , o dall' arte )
piace in eccello . La nobiltà del cantabile
amorofo dell' altra unita alla dolcezza d'una /o ,
belliffima voce, ad una perfetta intonazio- (sW0faf4*~
ne, al rigor di Tempo, & alle produzioni
pellegrine dell'ingegno fono doti così par-
ticolari quanto difficili ad imitarli • Il pa-
tetico di quefta , e l'allegro di quella fono le
qualità più mirabili sì nell' una che nell'al-
tra • Che bel mifto fi farebbe , fé l'ottimo di
t}uefte due angeliche Creature potette unir^
vi in un'oggetto folo ! Ma non perdiamo
diviftailMaeftro.
Quefti intanto continuerà col fuo zelo , e
con evidenze infallibili a far conofeere , che
l'ar-
no
r artificio d'un Profefiore non e mai più gra-
to , che quando inganna gP afcoltanti con
dolciffime forprefe ; Onde lo configlierà di
ricorrere ad una fimulata innocenza , che
faccia credere , che tutto lo ftudio in quel-
la fua candida purità confida .
Allor poi che l'Udienza non fpera di fen-
tir altro ( e per così dire ) s addormenta , in
quello fteflb momento lo eforterà di Sve-
gliarla con un Paflb .
Defta che fia 5 gli ordinerà di ritornare al-
la Tua finta femplicità , ancorché non fia più
capace di deluder chi Tode, poiché con im-
pazienza curiofa già afpetta il fecondo, e di
mano in mano gli altri •
Lo iftruirà con un'ampia , e neceflaria de-
fcrizione della quantità e qualità de' Paffi
per provvederlo di lumi , di regole , e di
profitto .
Qui dovrei inveire ( non pere quanto ba-
fìaflfe) contra V infedeltà della mia memo-
ria , che non ha faputo confervar vive , co-
me dovea, tutte quelle preziofe prerogati-
ve y che un Valentuomo limile mi fcoprì ne*
Paflì , e mi riduce l'ingrata con fornaio mio
rammarico, e forfè con pregiudizio altrui »
alla mortificazione di non poter pubblicale
che quefte poche che mi fono reftate impref-
fe ( mifero avanzojche anderò qui notando »
"DE1
Ili
D E'
'PASSI.
ESfendo il Paflb il più lodevol parto di
chi fa cantare , e la delizia più cara di
chi lo conofce , e d' uopo , che la niente^
d* un Cantore fia tutta intenta ad imparar
l'arte di produrlo.
Sappia, che cinque fono le qualità prin-
cipali, che unite infieme lo formano mira-
bilmente perfetto , e fono Intelligenza , In-
venzione, Tempo, Artificio, eGufto.
Cinque fono parimente le grazie fubalter-
ire difpofte per adornarlo , cioè Appoggia-
tura , Trillo , Portamento di voce , Scivolo ,
e Strafcino .
Le quahità principali infognano *
Che il Paflb non può concepirli , che da-*
una profonda INTELLIGENZA .
Chenafce dalla rara , e (ingoiar INVEN-
ZIONE della bellezza del penderò , allor-
ché fi allontana da ciò , che è famigliare , e
comune •
Che ammaeftrato da rigorofi , ma degni
pre-
IT2
precetti del TEMPO non può ufcir mai dal-
le fue regolate mifurefenza perdere la pro-
pria eftimazione •
Che guidato dal più finito ARTIFICIO
fui Bailo ivi (e non altrove) ei trova il fuo
centro ; Ivi fcherza con diletto , e innafpet-
tato innamora .
Che non è concedo , che alla efquifitez-
za del GUSTO più fino il piacere immenfo
d1 accompagnarlo Tempre con quel foave
Portamento di voce , che incanta •
Dalle qualità accejforie ? ' impara .
Che il Paffo fia facile in apparenza , acciò
univerfalmente alletti .
Che fia difficile in foftanza , affinché fi am-
miri V intendimento dell' Inventore.
Che fia egualmente efeguito dall' efprefli-
va delle parole , che dall' arte •
Che fia fcivolato , o ftrafcinato nel pateti-
co , perchè faccia miglior effetto , che bat-
tuto.
Che non fia conofciuto per ifttìdiato fé
pretende di non efler negletto .
Che fia raddolcito col piano nel patèti-
co , e farà più guftofo •
Che nelT allegro fia accompagnato tal-
volta dal forte 5 e dal piano così , che ven-
"3
ga a formare una fpecie di chiarofcuro ♦
Che fia riftrdtto in poche note aggruppa-
te , acciocché piaccia più che vagante.
Che in fito fpaziofo di Tempo fia propa-
gato in molti ( fé lo confente il Baffo ) con
obbligo al Cantore di foitenerrimpegnodel
primo motivo , affinché la fua capacità fia
palefe.
Che fia ben fituato , altramente fuor del
fuo nicchio difgufta .
Che fia piuttofto lontano dagli altri Pafli
che vicino , fé vuol effer diftinto •
Che fia prodotto più dal cuore , che dal-
la voce per infinuarfi più facilmente nelP
interno .
Che non fia efeguito fu la feconda, è
quarta vocale quando vanno pronunziato
fìrette , e molto meno fu la terza , e quinta •
Che non fia copiato fé non vuol elfer dif-
forme .
Che fia rubato fui Tempo acciò diletti
P anima.
Che non fia replicato mai nel medefimo
luogo, particolarmente nelP Arie pateti-
che, poiché fono le più olfervate dagP in-
tendenti .
Efoprattuto, che, fia migliorato, e non
deteriorato nel cambio.
Molti Profeflori fono d'opinione, che
nel
"4
nel numero de'Paffi non vi fìa luogo per il
Paffaggio battuto , fé non fofle in compa-
gnia di qualcheduno de' fuddetti abbelli-
menti , o interrotto da Sincope 9 oda di-
vers' altri guftofi accidenti .
Ma e ormai tempo 3 che fi parli della bel-
lezza dello ftrafcino5 che fé '1 patetico tor-
nafle ai Mondo un Cantore fappia cono-
fcerlo . La fpiegazione farebbe più facile a
capirti dalla Mufica, che dalle parole fé lo
Stampatore non avefle molta difficultà d*
imprimer poche note ; Nulladimeno cer-
cherò alla riieglio che polfo di farmi inten-
dere.
Quando fui movimento eguale d'un Bak
fo , che lento cammini di croma in croma
un Vocalifta mette la prima voce fugli acu-
ti ftrafcinandola dolcemente al grave col
forte , e col piano quafi fempre di gra-
do con difuguaglianza di moto , cioè fer-
mandoci più fu qualche corda di mezzo , che
fu quelle che principiano , o finifcono lo
ftrafcino , ogni buon Mufico crede per in-
dubitato , che nel!' arte migliore del Canto
non vi fia invenzione, néftudio più atto a
toccar il cuore di quefto 5 purché fia però
formato dalla intelligenza, e dal Portamen-
to di voce fui Tempo , e fui Baffo • Chi ha
Hlaggio* dilatazione di corde ha più vantag-
gio,
ii5
£io , poiché quefto vago ornamento tanto
più e mirabile quanto più grande e la Tua
caduta. In bocca d'un famofo Soprano,
che fé ne ferva di rado diventa un prodigio j
Ma fé tanto piace allorché difcende, al-
trettanto difpiacerebbe afcendendo •
Intendere, o dilettiffimi Cantanti , che
ftudiate ? Quefta a un dì preiTo era la Scuo-
la di que' Profeilòri, che per ifcherno gì*
inetti chiamano Antichi. Oflervatene efat-
tamente le leggi , difaminatenecon rigore i
precetti , e fé la prevenzione non v' ingom-
bra V intelletto vedrete , clv ella infegnava
d' intonare , di metter la voce , di far fentir
le parole, cTefprimere, di recitare, diefe-
guir fui Tempo , di variar fui moto , di
comporre > e di ftudiar il patetico ove folo
trionfa ilgufto, e V intelligenza; Mettete-
la in confronto colla voftra , e quando i do-
gmi della fuddetta non baltaffero ad iftruir-
vi , imparate dalla Moderna il redo.
Se poi le mie efortazioni, legitime figlie
del zelo 5 non aveflero appreflb di voi credi-
to alcuno fui rifleifo , che i configli degi5 in-
feriori non fi afcoltano, fappiate, che chi
ha facoltà di penfare può una volta in fef- ^
fant' anni penfar bene . E quando mai v* im-
maginafte , c|ie foifero troppo parziali de'
tempi andati y allora (purché non vi tremai
fé
n6
fé la mano) vi pervaderei di pefare con giu-
da lance i voftri più rinomati Vocalifti (che
fìimate moderni , e non lo fono , che nelle
Cadenze) edifingannati fcorgerefte in eflì,
in vece d' affettazioni 9 d; abufi , e d' errori 5
che cantano fecondo que" forti infegnamen-
ti, che guidano il diletto nel più interno
dell'animo r e che il mio cuor penfava d'aver
già meffonel numero delle fue felici memo-
rie. Confittateli come ho fatt' io , e colla
verità fui labbro apertamente vi diranno ,
Che vendono le loro gioje dove fon cono-
sciute; Che la Moda non e fra gli Uomini
diftinti ; E che in oggi fi canta male ♦
Pochi sì , madegniflimi Cantori abbiamo
anche adeflb i quali paffato, che fia il bol-
flore della loro gioventù infegneranno per
cth4u*n*?~ obbligo di confervare alla bella Profeifione
il fuo fplendore , e per lafciare a5 pofterì un'
eterna, e gloriofa fama delle loro fatiche.
Io ve li moftro a dito > affinché errando non
vi manchi , né modo di correggervi , né for-
tuna di fentire in ogni lezione un' Oracolo .
Dal che ho giufto motivo di fperare, che il
vero buon gullo nel Canto non debba finir ,
che col Mondo .
Chiunque arriva a comprendere ciò , che
glie flato da quefte, e da molt' altre Oifer-
vazioni dimoftrato non ha più bifogno di Iti-
melo
H7
molo per iftudiare . Sollecitato dal defide-
rio corre all'amato Strumento , indi a forza
d'applicazione capifee , che di tutto quel-
lo , che imparò non ha ragione di foddisfar-
1
fi . Fa nuove feoperte inventando Paffi , fra' //t
quali dopo Tevere , e ben ponderate compa- J^/^ *Ù
razioni fceglie il migliore, di cui fé ne coPaI-
piace finche per tale Io confiderà ; Ma va_#
tanto raffinando l' ingegno , che ne trova di%
verfi fempre più meritevoli del fuo affetto,
e della fua ili ma ; Paffa da quelli , in concia-
fione , ad un numero poco men , che infini-
to di Palli mediante i quali egli apre la mente
in modo, che i tefori più reconditi dell' ar-
tificio , e più lontani dalla fua immaginazio-
ne fé gli prefentano così volontari, che fé
la fuperbia non lo accieca, fé lo lludio non
lo anno ja , e fé la memoria non lo tradifee
accrefeerà ornamenti al Canto con un meto-
do che farà fuo, che e l'unico oggetto di
chi cerca i maggiori applaufi .
Uditemi finalmente per voftro profitto , o
giovani Cantanti . Gli abufi, i difetti, egli
errori dame divolgati in queite Offervazio-
ni , e ingiuftamente addofsati al moderno
Stile erano quafi tutti miei , e perché erano
miei non era facile, che li poteffi conofeere
ful fior di quegli anni, in cui la mia cieca..*
opinione^on tiranna potenza mi faceva cre-
dere
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dere d' eflereun' Uomo ìnfigne • In età poi
matura il pigro difmganno arriva troppo
tardi* So d'aver cantato male 3 e piaccia a
Dio eh1 io non abbia fcritto peggio; Ma_,
giacche l' ignoranza mi ferve di danno , e di
pena , ha almeno d* efempio , e d' emenda a
chi penfa di cantar bene. Chi ftudia imiti
P Ape ingegnofa , che da i fiori più grati ne
fugge il miele . Da i nominati Antichi , e da
i creduti Moderni ( già '1 dilli ) v é di che.*
imparare ; Bada trovar il fiore, e faperlo
ben diftillare per ricavarne 1' elfenza .
I configli più cordiali , e non meno pro-
fittevoli ch'io pplfa darvi fono querti :
Sovvengavi di chi faggiamente dille , che
il merito mediocre , che nafee e una ecclif-
fé-, che non ofeura che per pochi momenti
il fublime, che s invecchia, e invecchiato
non muore.
Abborrite gli efempli di chi odia la cor-
rezione 5 perché cortei fa come il lampo a
chi cammina ai bujo , fpaventa , ma fa lu-
me .
E ftudiate negli errori altrui : Oh gran le-
gione ! Corta poco, infegna molto, uà tutti s*
impara .e il più ignorante è il più gran Mae-
ftro •
Le Verità , e le Rofe hanno le fpine ,
Mafnon lì punge chi pei fior le coglie «
I L * I N E.
V» D. Paulus Carmìnatus Cler. Reg. S.
Pauli, &inEcclefia Metropolit. Bo
noniae Poenit. prò Eminentifs. , &
Reverendiis. Domino D. Card. Ja-
cobo Boncompagno Archiepifcopo,
-& Principe S.R.I.
Die 2 2 . Ottobri s 1723.
IMPRIMATUR
Fr. P. Ant.Bagioni Vie. Gen. S. Officii
Bononiae •
In Bologna per Lelio dalla Volpe 1723.
Con Lieen%a de' Superiori*
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